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Inedite commistioni familiari fra laguna e orecchiette

Si chiama Alessandra Aiello e ha un modo di raccontare le sue avventure da mamma in maniera originale e unica. Non è la solita neomamma che si improvvisa blogger o scrittrice sbrodolando addosso al lettore tutte le proprie ansie. Alessandra ha una capacità descrittiva fenomenale e riesce a raccontare situazioni semplici e quotidiane con un’ironia spiazzante.
Il suo libro “Inedite commistioni familiari fra laguna e orecchiette” è divertentissimo e non vorresti mai arrivare all’ultima pagina.

Io mi sono ritrovata con lei a correre nelle calli, bere spritz, cucinare polipi, sul vaporetto pressata dai turisti, al ristorante vestita da gipsy e al cinema seduta sulle scale. Mi sono immedesimata in quella vita veneziana a tal punto da voler sapere quello che le sta capitando ora, con due figli, con una bambina piccola e con gli impegni moltiplicati.

L’intervista ad Alessandra rivela le sue capacità descrittive, esilaranti e mai banali.

Laguna e orecchiette. Come vive una pugliese tra turisti, vaporetti e spritz?

Alessandra AielloUn pugliese, ovunque vada, si riconosce sempre. Si evolve, si integra, si avviluppa in temerari tentativi di omologazione ma la sua intensità emotiva non tarda mai ad emergere. Noi pugliesi cogliamo sempre l’occasione per ricordarci e ricordare agli altri la nostra provenienza. Che sia in corsa verso l’ultimo vaporetto, nel bel mezzo di un brindisi in un bacaro veneziano o in coda alle Poste Centrali a Rialto, un po’ cima di rapa prima o poi affiora: magari mascherata da accento che si impenna, da gestualità che si imbizzarrisce, da una parola dialettale che rotola via, proprio come un’orecchietta dal piatto. E la laguna, in questo senso, è da sempre palcoscenico privilegiato nonché accogliente padrona di casa per le tonalità emotive pugliesi. L’importante è non chiedere mai un analcolico al bar né fare apprezzamenti sul fatto che manchino i tarallini come accompagnamento agli aperitivi.

Le più grandi differenze tra la mamma del nord e del sud

In base alla mia esperienza, il grado di cottura delle mamme italiane è come la catena appenninica: è trasversale e, comunque, costituisce la spina dorsale del paese. La peculiarità in alcune mamme del nord risiede, piuttosto, in un’aura pedagogica più evidente.
Al parco, ad esempio, non è difficile risalire alla connotazione geografica della mamma che deve salvare il figlio da una caduta dallo scivolo: << Nicola scendi ‘che se ti fai male prendi mazzate da sopra>>.
Altrettanto semplice è indovinare quella che <<Alvise, amore della mamma, se giochi in quel modo sullo scivolo potresti cadere, farti male e forse dovremo anche correre in ospedale. Rischieremmo di non andare in montagna la prossima settimana e anche di mancare alla festa della Babi. E tu vuoi andare alla festa della Babi, vero?>> . Anche la provenienza geografica dei bambini in pericolo sarà altrettanto evidente: a metà monologo, Alvise verrà giù tramortito da un improvviso colpo di sonno e correrà a sdraiarsi sulla prima panchina mentre Nicola perderà l’udito a seguito delle urla della madre, la guarderà sbracciarsi in preda a gestualità esasperate e deciderà di trascorrere il resto della sua vita nell’eremo dello scivolo.
Talvolta, comunque, accade che la mamma veneziana si produca in una superba capacità di sintesi che genera risultati immediati: <<come che te go fato te desfo>>.
Ai Giardini Savorgnan, a due passi dal ponte delle Guglie, è possibile assistere quotidianamente a queste virtuose azioni di salvataggio di figli da parte di mamme bollite che misurano le loro azioni educative sull’incisività delle loro parole o, talvolta, sugli incisivi rimasti a bordo parco-giochi.

Quando hai deciso di scrivere il libro? Ne seguiranno altri?

Alessandra AielloQuesto libro è di chiara ispirazione autobiografica, infatti racconta di una brindisina che si è trasferita a Venezia per lavoro e che rimane irretita dalla laguna non solo a livello professionale. Il racconto, presentato in un’alternanza di voci narranti, da al lettore la possibilità di guardare Venezia dal punto di vista delle mamme lavoratrici che si barcamenano nella complessità della gestione familiare e professionale ma anche dei bambini che la vivono con la leggerezza della loro età.
Nel contesto lagunare si affronta una battaglia furiosa con la quotidianità a colpi di corse per le calli, impegni dimenticati, mariti che fanno saltare i nervi e bambini che si perdono per poi ritrovarsi: in questa prospettiva, l’identità salentina di chi scrive non pare scalfirsi minimamente.
Quanto ho finito di scrivere “Inedite commistioni” ero incinta della mia seconda figlia, Isabella, che non compare nei racconti né in copertina.
Avverto, pertanto, l’esigenza di ristabilire gli equilibri familiari con la pubblicazione di un secondo libro e, da una prima valutazione del carattere della piccola, nutro l’intima certezza che non mancherà di fornirmi preziosi spunti.

Se usassi lo stile del tuo libro come definiresti una mamma bollita?

Definirei le mamme bollite come autentiche equilibriste della quotidianità. Sono coloro che affrontano con spirito guerriero festine di compleanno, febbri esantematiche, scioperi dei mezzi pubblici e recupero di materiali impossibili per i lavoretti scolastici. Non si nascondono dietro alcuna cortina di perfezione ma, al massimo, dentro un bacaretto per lo spriz con le amiche per riderne insieme.
Nello specifico, si segnala la mamma veneziana (o ivi trasferita) che si avvicina parecchio al punto massimo di ebollizione in ragione delle altissime temperature che può raggiungere nel trascinarsi la carrozzina su e giù per i ponti. La mamma bollita veneziana non corre  mai il rischio di far cascare il proprio figlio in canale mentre sorseggia prosecco con le amiche. Quasi mai. E comunque non lo saprà mai nessuno in giro, eccezion fatta per quel signore gentile che l’ha avvisata che suo figlio era evaso dal passeggino per tuffarsi, per il tipo del bar che, per farla riprendere, le ha offerto della vodka e per quel capannello di persone che si è formato a chiedere spiegazioni di tutto quel trambusto.

“L’aura di benessere”

“L’aura di benessere” è un’idea di Laura, operatrice olistica e mamma della piccola Benedetta nonché di due gatti adorabili, Bri e Sibilla.

Dopo la laurea in Lettere Moderne nel lontano 2000, Laura si è specializzata, anno dopo anno, in attività di comunicazione, con particolare attenzione al “non-verbale” (gestualità, espressioni del volto, prossemica, uso della voce…) inteso come strumento di crescita personale e professionale. In parallelo, ha sviluppato una passione sempre crescente per le discipline olistiche tra cui lo yoga (iniziato con il Maestro Carlo Patrian quand’era adolescente), i massaggi (appresi insieme ai professionisti di Alma Matters all’interno del percorso formativo per “operatore del massaggio olistico” e “operatore di discipline bio-naturali”) e le campane tibetane, che suona per concerti di gruppo e trattamenti individuali e che approfondisce con continui corsi di aggiornamento tenuti sia da docenti italiani che da esperti orientali.

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Cosa offri alle future mamme e neomamme?

Lo sappiamo tutte, la gravidanza è un periodo ricco di emozioni e momenti meravigliosi per una donna, ma durante i fatidici 9 mesi spesso compaiono anche tanti piccoli grandi fastidi che, se trascurati, potrebbero risultare ancora più dolorosi: ritenzione idrica, gonfiore alle mani e ai piedi (specie nei periodi caldi), insonnia, mal di schiena, sciatalgia… Ecco perché per le future mamme, è molto importante fare massaggi appositamente studiati per loro (come quelli che facciamo in Alma Matters Milano), meglio se ogni settimana, a partire dal 4° mese, in modo da alleviare i problemi accennati prima ma anche per preparare il corpo al parto e, al tempo stesso, creare un legame ancora più intenso con il proprio bimbo.

Dopo il parto, invece, si possono fare due percorsi (spesso integrati): proseguire con massaggi drenanti, che aiutano a rimettersi in forma, ad alleviare i dolori a schiena e braccia (dovuti al peso del nuovo arrivato, in braccio per tante ore) e a trovare nuove energie, e sicuramente utilizzare le campane tibetane (efficaci sia come trattamenti individuali che come incontri di gruppo); questi antichi strumenti, infatti, grazie ai loro suoni armoniosi e alle vibrazioni molto profonde che emettono, sono in gradi di lavorare sul corpo sia dal punto di vista emotivo che da quello sensoriale e fisico, aiutando le neo-mamme a rilassarsi, rivitalizzarsi e ritrovare il proprio equilibrio.
Tra i benefici dei trattamenti con campane tibetane: una miglior qualità del sonno (e sappiamo quanto sia importante nei primi tempi riuscire a riposare bene in quei pochi minuti che i cuccioli ci lasciano per dormire!), sollievo in caso di mal di testa, affaticamento, disturbi digestivi e sbalzi di umore, drenaggio dei liquidi e delle tossine, cosa particolarmente indicata per problemi di ritenzione idrica e per rafforzare il sistema immunitario.campane-laura-3dic (1)

Perché è importante dedicare del tempo per se stessi in questo delicato momento della vita?

Dedicare tempo a se stessi è sempre importante, è un modo per ricaricare le batterie; da neo-mamme ancor di più perché abbiamo poche energie e dobbiamo prenderci cura di due vite, la nostra e quella del bambino, che nei primi mesi dipende in tutto e per tutto da noi. Le campane tibetane, in questo senso, sono un vero toccasana perché ci permettono in poco tempo (basta un’ora a settimana) di staccare, riposare e riequilibrare il nostro organismo.laura-campane-light3

Quando parte il tuo prossimo corso?

I massaggi e i trattamenti individuali si possono fare sempre, basta prenotare per tempo.

Per gli incontri di gruppo con le campane tibetane, invece, ci sono vari appuntamenti in programma:

E poi, per tutte le mamme che vogliono imparare a suonare da sole una campana tibetana per auto-trattamento, utilissima anche per rilassare i bambini prima della nanna, un corso di 4 ore, sabato 28 gennaio.

Mamma bollita vs mamma tedesca

campeggio

La vita da campeggio mi piace tantissimo. Metti il naso fuori dalla tenda e sei già circondato da gente che come te ha deciso di trascorrere le vacanze all’aperto. Subito la terra sotto ai piedi, i rumori del risveglio, la colazione all’ombra dei pini marittimi (la gente che sta già tornado dalla corsetta in spiaggia quando tu sei ancora in pigiama).

In un campeggio chi riesce a mettere in soggezione la mamma bollita? La mamma tedesca. Lei, i suoi figli e i suoi capelli.

1. Kinder

La mamma italiana ha generalmente uno o due figli, in rari casi tre.

La mamma tedesca è accompagnata da un paio di figli grandi e altri che le corrono attorno, tutti felici, tutti sereni. Quando si gira noti che ne ha anche uno sulle spalle. Ma saranno figli suoi? Si rivolge a uno usando parole come Eis-Zitrone-Schokolade e questo torna con 5 o 6 gelati, quindi capisci che quel folto gruppo fa riferimento a un’unica mamma tedesca.

Tu con il tuo unico figlio, o forse due, ti ritrovi a supplicarlo di camminare, di aspettarti, di non correre, di stare attento e quando passi accanto alla mamma tedesca, anche se non capisce, le sorridi perché tu non sei intimorita e ce la fai a gestire degnamente un terzo dei suoi figli.

2. Agili spostamenti

La comodità di “un costume e via” è compensata dagli accessori per il mare. Passeggini (quando va bene e non si porta tutto a mano) stracarichi di ogni genere di sopravvivenza e presenza costante della rete porta giochi, utile solo per causare graffi sulle gambe.

Come fa la mamma tedesca con tutti quei figli? Lei ha IL carrello. Un rimorchio con pneumatici da neve, di materiale tecnologico facilmente richiudibile che regge fino a 100 chili. Fate voi il conto di quanti kinder si possono trasportare in un colpo solo? I loro figli non si lamentano quando sono stanchi, stanno lì dentro su strati di asciugamani mangiando il loro ghiacciolo allo zitrone.

3. Capelli biondi che più biondi non si può

Non hai tempo di dedicarti molto ai capelli e tra bagni vari, cappelli, code, fasce, decidi che li terrai in tutte le maniere tranne che sciolti. La mamma tedesca invece ha un capello biondo e fino che slega e lega senza problemi. La guardi con invidia perché non ha mai dovuto fare un colpo di sole per essere così bionda e trasmette tutta quella lucentezza a tutte le teste dei figli.

babydance

4. The body

Fin da bambine hanno gambe lunghissime come fenicotteri. Le mamme tedesche sono alte e muscolose e si vede chiaramente che, nonostante il numero dei figli, hanno pure il tempo di fare sport.

Si spogliano come se dovessero gareggiare i 50 metri a stile libero. Qualche stiramento e poi via a giocare o a tuffarsi in mare (a qualsiasi ora, con qualsiasi temperatura). Con qualche “Komm”,“Nein”,”Achso” e altre frasi imperative che non ammettono risposta si assicura la squadra accanto a sé e si gode serena la giornata.

Tu davanti a tutto questo pensi “a settembre inizio a correre”.

C’è da dire che qualcuna di loro dopo i figli si sforma completamente e questo le riporta ad essere umane come noi. Nel mio campeggio si vede che questa tipologia non era ammessa visto che ogni giorno mi sono ripetuta che a settembre avrei iniziato a muovermi, correre, andare in bicicletta, piscina, pilates, zumba…

piscina

5. Accessorio mai casuale

In campeggio noti subito chi ne ha fatto uno stile di vita e chi no.

La mamma tedesca dai vestiti agli accessori è precisa. Occhiali da sole sportivi, braccioli che non devi gonfiare, asciugamani in microfibra (ora anche la mammabollita sta abbandonando lo spugnone pesante perché non sa dove metterselo nel trasloco giornaliero verso il mare), poltroncine da spiaggia e tutto il resto. La mamma bollita scruta e studia quella precisione tedesca, ma non si fa abbattere perché conosce il suo punto debole. La sera la mamma tedesca non abbandona mai il sandalo da camminata, il pantaloncino tecnico e la maglietta da fitness. Accanto a lei compare sempre qualche calzino abbinato al sandalo e la mamma bollita non può che fare un ghigno pensando che il suo compagno non le tirerebbe mai un colpo così basso.

Cerchi e spazi – servizi di psicologia

Diventare genitori cambia totalmente il nostro modo di vivere. Ci ritroviamo con il baricentro delle nostre abitudine spostate verso i figli, affrontiamo nuove situazioni, entriamo in una dimensione diversa dalla precedente. É un periodo molto bello della vita e ci si sente con una grande carica di energia addosso. A volte però, per tutti i motivi che un genitore conosce benissimo, ci sentiamo un po’ persi, senza energia e da stimolare. Cosa fare?

Spazio “cerchi e spazi – servizi di psicologia”

logoLo spazio “cerchi e spazi – servizi di psicologia” nasce con l’obiettivo di fornire diversi servizi di supporto psicologico alla persona e alla famiglia. Anna Vailati e Monica Crespi hanno pensato di unire e integrare le loro competenze in un unico spazio, appunto, così da rispondere in modo coerente alle diverse necessità che via via emergono: a partire da un sostegno alle difficoltà degli adulti come singoli che portano un disagio, alla coppia – come coppia coniugale o coppia genitoriale-, ai figli, nelle difficoltà che possono esserci a livello relazionale, comportamentale, nei vari ambiti scolastico, familiare o sociale.

Anna Vailati e Monica Crespi

Anna e Monica

Anna Vailati e i suoi progetti

Anna Vailati è una psicologa clinica, psicodiagnosta e consulente per attività di valutazione e sviluppo del potenziale. Si occupa sia di patologia che di disagi e difficoltà che sono, o che rischiano di essere, fortemente impattanti (se non invalidanti) sulla vita della persona. Sta seguendo progetti molto interessanti legati alla genitorialità.

Come nascono “Mamma…che fatica!” e “Là fuori c’è un mondo!”?

Nascono da esperienze autobiografiche, in particolare vissute nel ruolo di mamma (non di neo-mamma bensì di bis-mamma!). Ad un certo punto infatti la mia necessità è stata quella di ritrovare una realizzazione personale più completa e non unicamente canalizzata nel ruolo appunto di mamma (bis). Riprendere allora spazi propri, riorganizzare figli e casa in un modo che consentisse anche a me di uscire dal microcosmo casalingo e di reinvestire su altro. Riprendere la dimensione lavorativa, che peraltro da consulente è già di per sé complicata e variegata, è stata …dura e faticosa! ecco che è nato “Mamma…che fatica!“, e “Là fuori c’è un mondo!” (il suo seguito), perché rimanere in una coerenza interna e in un’armonia di ruoli, come madre, come moglie e come persona non è sempre facile…in gioco ci sono molteplici aspetti, più parti di sé che spingono in direzioni spesso diverse a alcune volte addirittura contrarie e opposte tra loro; raramente la direzione è la stessa. Questo può essere fortemente faticoso, e anche destabilizzante…

Pare un po’ come trovare la quadratura del cerchio!!!

mammachefatica con sito

là fuori c'è un mondo!

Ci sono percorsi dedicate alle coppie?

Sempre in modo autobiografico (!) ho partorito il progetto “Coppia Coniugale e Coppia Genitoriale… sono la stessa Coppia?“. Perché prima ancora dei figli c’era la coppia, che c’è e ci deve essere ancora, che tuttavia per essere mantenuta viva e vivace richiede altrettante energie e investimento e dedizione.

I cerchi che si intrecciano, incrociano e sovrappongono sono dunque sempre di più…anche questo cerchio va in qualche modo fatto quadrare!

coppia sito

L’aspetto positivo della “crisi”

La crisi è occasione di cambiamento e di ristrutturazione, la difficoltà può avere una risoluzione positiva e generare un equilibrio e una condizione anche più funzionante di quella precedente. Quindi l’idea è di aiutare in questi momenti di crisi a capire dove sono le risorse che si hanno in potenza e come utilizzarle al meglio, per raggiungere un nuovo assetto psico emotivo, più stabile e armonioso.

 

Mamma, da grande voglio fare la startupper

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Micaela Terzi propone un corso fuori dalle righe per chi ha una bella idea, o anche solo qualche intuizione, e la vuole realizzare.
Il corso “Mamma, da grande voglio fare la startupper” è un’occasione per le donne che cercano stimoli, motivazione e hanno voglia di trasformare i propri talenti in impresa.

Micaela ci parla così del suo corso:

“Da bambina probabilmente avevi le idee molto più chiare di oggi su cosa saresti diventata da grande… Una ballerina, una pittrice, un’astronauta? Io ho cambiato idea mille volte, e alla fine non ho azzeccato neanche una delle mie previsioni, perché sono diventata una startupper.
Una parola più complicata di quello che sembra, perché significa soltanto qualcuno che ha avuto un’idea e ha deciso di realizzarla con le proprie mani.
Se anche tu come me hai una passione che vorresti trasformare in un lavoro, sei stanca di lavorare per l’azienda di qualcun altro e vorresti aprire la tua, e hai voglia di lanciarti in una nuova avventura, questo corso fa per te. Perché va bene rischiare e aver voglia di saltare nel vuoto, ma per trovare davvero il coraggio per farlo è necessario prepararsi scrupolosamente al salto.

Attraverso questo percorso scoprirai quali sono gli strumenti per avviare e mantenere con successo un’attività lavorativa (come freelance o imprenditore) che ben si sposi con il tuo stile di vita e le tue esigenze di donna. Sia che tu abbia già un’idea di business, ne abbia già avviato uno, oppure abbia solo una vaga idea di cosa ti piacerebbe fare, questo corso ti insegnerà a utilizzare strumenti e tecniche per:
– focalizzare la tua idea
– capire se esiste un mercato per i tuoi prodotti o servizi e come fare a raggiungerlo
– imparare a comunicare in maniera efficace chi sei e che cosa offri
– affrontare e superare la paura di parlare in pubblico
– predisporre un piano di comunicazione e promozione on line e off line”

Incuriosita dalla proposta? Leggi il programma degli incontri.

Mariangela e le sue creazioni: Club delle Mamme e MAMMERUN

Si chiama Mariangela Mango, gestisce il Club delle Mamme, si occupa di comunicazione ed eventi e ha fondato MAMMERUN. Ci aspetta con le scarpe da ginnastica ai piedi il prossimo 22 maggio a Milano per una corsa non competitiva per famiglie. Partecipiamo?

Mariangela MangoPrima di tutto devi rispondere a questa domanda: come si sopravvive con tre figli maschi?

Beh, io aggiungerei un particolare alla domanda: come si fa a sopravvivere a tre figli maschi + un marito, quindi 4 uomini…. Ecco, questo si che è un bel casino! Diciamo che nel mio vocabolario è entrata una parola mai usata prima: RASSEGNAZIONE. Ebbene si credo che in questa parola è racchiuso il segreto per sopravvivere in una casa piena di palle, scarpe da calcio, un pavimento pieno di erba sintetica e fango.

Il tuo lavoro?

Mi occupo di comunicazione e organizzazione di eventi. Non avendo nonne e tate, mi sono dovuta reinventare, e mettermi in proprio in modo da poter far incastrare tutto, per cui dalle 8.30 alle 16 lavoro e poi comincio quello che io chiamo “giro nani” quindi scuole, piscina, calcio, catechismo, gestione casa…insomma il vero lavoro;)

Hai fondato il club delle mamme, quando è nata questa idea?

Il club delle mamme è nato durante la mia terza gravidanza, quindi parliamo del 2011, è nato un po’ per gioco, volevo condividere le mie esperienze, gioie e timori di essere mamma con altre mamme. Poi piano piano è cresciuto e oggi siamo un club di quasi 28 mila mamme che hanno voglia di confrontarsi, vivere esperienze o semplicemente condividere l’essere mamme con altre mamme.

clubdellemamme

Quando è nata la tua passione per la corsa?

La mia passione per la corsa è nata, in un sabato mattina dello scorso anno, quando nel caos più totale in casa, ho mollato marito e figli e con le cuffie e le scarpe da ginnastica (vecchie) sono uscita e ho cominciato a correre intorno all’isolato senza avere una meta. A parte la fatica fisica perché mi portavo dietro tre gravidanze, sono tornata a casa rigenerata, e da quel momento ho cominciato a ritagliarmi due volte a settimana del tempo per me.

MAMMERUN si sta preparando per la corsa per famiglie del 22 maggio

MAMMERUN è un evento per avvicinare le mamme alla corsa, senza nessuna competizione, semplicemente un momento dedicato alle mamme che si terrà a Milano, al Monte Stella. Sarà una grande festa tra mamme e bambini, un modo per incontrarsi e non sentirsi sole, perché in un modo o nell’altro siamo tutte nella stessa barca 😉

mammerun

Un paio di consigli alle bollite per riuscire a gestire tutto e per avere del tempo per te stessa

A tutte le mammebollite posso solo dire che siamo mamme, quindi in un modo o nell’altro riusciamo sempre a cavarcela in tutto!

Micaela Terzi, professione startupper seriale

Oggi vi presento Micaela Terzi, startupper seriale. Secondo voi sua mamma come l’ha presa quando ha deciso di diventare imprenditore?
Dai diciamolo, ognuno di noi spera che i figli facciano le scelte giuste, a volte le nostre, a volte quelle che non abbiamo avuto il coraggio di fare. Le aspettative ci sono anche se ora siamo convinti che l’importante è che si sentano realizzati. 

Micaela è una donna con una carriera molto dinamica e un forte carisma. Prima era introversa ora è un’introversa che parla in pubblico e si è messa sempre in gioco per raggiungere i suoi traguardi. Ha lavorato sulle sue debolezze e spinta dalla sua grande passione, ce l’ha messa tutta.

Nel suo corso “Mamma, da grande voglio fare la startupper” presso l’ Accademia della Felicità di Milano, aiuta le persone a dare forma alle idee e a trovare il giusto modo per realizzarle.

Micaela TerziLe reazioni di tua mamma quando hai cominciato a occuparti di startup?

Soprattutto durante gli anni del liceo, mia mamma ha sempre contestato ogni scelta che facessi, diceva che non prendevo voti abbastanza alti e che passavo troppo poco tempo in oratorio. Non proprio l’insegnamento che si riserva ai futuri imprenditori.
Durante il liceo ho sempre rischiato di avere matematica a settembre, ma ogni anno andava bene, semplicemente perché il prof era sempre diverso e alla fine dell’anno si faceva media con le altre materie. Se mi avesse conosciuto per più di anno forse sarebbe andata diversamente, ma tant’è.

Morale, mia mamma, a chiunque gli chiedesse come andavo rispondeva “rischia la matematica”.
Anni dopo la frase standard è diventata “Micaela si occupa di comunicazione” per descrivere un lavoro che io non sono mai bene riuscita a spiegarle e lei a capire. Del resto non ne abbiamo mai parlato un granché, siamo fatti così. Ma quando hanno cominciato a fermarla per strada per dirle che avevano letto di me sul giornale ha capito che la strada che avevo intrapreso forse non era così “sballata”, che forse era anzi quella giusta per me, anche se non la capiva.

Dal suo punto di vista di maestra, con il posto fisso e la pensione assicurata, mi ha sempre insegnato che non si compra niente a rate, che se non hai soldi, vuol dire che non te lo puoi permettere, e che se hai i soldi in banca puoi fare qualcosa, altrimenti no.
Insomma per lei era tutto molto lontano, l’idea dell’imprenditore era proprio fuori dalle sue corde. E invece poi…
Uno dei due figli le è riuscito bene – ed è infatti il più ricco di famiglia, l’altra no, ma va bene così.
In realtà, nonostante questa sua diversa visione, non mi ha mai ostacolato, ma evidentemente si è fidata di me, e mi ha sempre incoraggiata.

Mio padre, d’altro canto, apprezza molto quello che faccio perché in fondo ho fatto quello che lui non ha mai avuto il coraggio di fare, ossia l’imprenditore, nonostante in molti l’avessero incoraggiato.
È da lui infatti che vado quando ho i miei momenti no e la vita da imprenditore mi stressa, ed è lui che mi ha detto di recente che “non ha problemi e non sbaglia solo chi non fa nulla”, un mantra che mi ripeto spesso di questi tempi.
Per concludere mio fratello, quello più deluso di tutti al momento perché il suo sogno nel cassetto era diventare il mio autista una volta diventata una grande imprenditrice, ma ancora non sono a livelli tali da potermelo permettere. Però dai, confido che il sogno sia solo rimandato.

Cosa ne pensa adesso che sei diventata una startupper seriale?

Continua a non capire cosa faccio per vivere, ma continua ad apprezzarmi. Entrambi i miei genitori mi hanno detto che gli ho mostrato una diversa visione delle cose: mio padre quando gli ho detto che avrei frequentato il Master in coaching ha pensato che fosse una delle mie solite idee sballate, invece poi mi ha riconosciuto la mia lungimiranza, la mia capacità di vedere al di là del futuro prossimo. E questa è una bella spinta a fare bene e a superare la paura di deludere i nostri genitori e tutte le altre persone che ci vogliono bene, che è una paura che ci portiamo dietro un po’ tutti. Sapere invece di avere chi fa il tifo per te è una gran bella cosa, e anche un bel paracadute.

Quanto conta la motivazione? Bisogna fare scelte coraggiose?

Non è che fossi proprio consapevole di voler fare/fare una scelta coraggiosa, semplicemente ho voluto seguire quel che volevo fare, quel che più era in linea con me e inseguendo qualcosa che avevo dentro. Quello che mi sento di dire adesso che ho un po’ più di esperienza è che devi essere consapevole che farai un sacco di cose che non ti piaceranno, ma sulla bilancia i vantaggi saranno sempre maggiori delle noie, delle cose sgradevoli.
Tipo: tenere la contabilità. Ti tocca, la fai. Certamente non è mai stata la mia vocazione. Ma ho dovuto metterci la testa, per amore delle mie start up. É stato divertente? Certo che no.
Ma se vuoi davvero raggiungere un obiettivo, devi sapere che ci saranno anche cose noiose che ti toccherà fare, e anche tante cose che ti spaventano, e che, brrr, devo proprio farla? Se hai la motivazione giusta ci riesci perché l’obiettivo che vuoi raggiungere è sempre lì, e tu non vuoi altro che raggiungerlo.
Si superano i propri limiti, certo, si fa fatica. Ma si cresce.E adesso me la faccio ancora sotto parecchio, ma la paura non è indice del fatto che non lo farò, anzi: più grande è la paura più è probabile che lo faccia, che mi ci butti a capofitto.

Ma le startup sono solo quelle tecnologiche, fatte di nerd?

Ma no… quelle sono solo le più famose e quelle per cui ci sono tanti finanziamenti di questi tempi, ma startup per me è qualsiasi progetto in fase embrionale, anche il singolo che apre la partita iva e si lancia nell’avventura: sono tutti uguali ai nastri di partenza, tutti cercano di capire “come si fa” e brancolano nel buio, e la motivazione, in questi casi, fa la differenza.

3 consigli di Lavinia Basso per le mammebollite freelance

Lavinia Basso ci suggerisce 3 consigli per noi mammebollite freelance che come giocolieri dobbiamo ogni giorno tenere in aria tutte le palline.

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1) fare la to do list!

Essenziale. Da quando ho imparato a farla la mia vita ha avuto dei picchi di produttività mai visti (la casa è un piccolo disastro, ma vabbè, non si può avere tutto!), nel senso che riesco a lavorare e a fare anche il resto, ossia occuparmi delle mie figlie come desidero, passare del tempo di qualità con loro, ogni tanto cucinare – non sempre – e prendermi anche il caffè in santa pace, magari con un’amica!

2) ridurre la to do list!

La giornata lavorativa di noi mamme, salvo corsi, babysitter, nonni, mariti, va tendenzialmente dalle 9/9,30 alle 15,30. 6 ore in media, compresa pausa pranzo. Se ne avete di più, buon per voi!

Impossibile farci star dentro una to do list lunga una pagina, talvolta neanche mezza.

Datevi obiettivi REALISTICI, e create di conseguenza una to do list più corta (4/5 cose): sarete più contente perché a fine giornata, salvo sfighe, l’avrete esaurita. E sarete meno frustrate dall’idea che la to do list “non finisce mai”.
Delegate più che potete e soprattutto senza sentirvi in colpa.

Responsabilizzate i figli facendogli fare piccole attività alla loro portata (apparecchiare, buttare la spazzatura…) e soprattutto crescendo dei pargoli – mi spiace ma penso soprattutto ai maschi – operativi anziché dei bradipi da divano. In quanto madre di due femmine, ve ne sarò molto grata!

3) se lavorate da casa, lavorate.

Non: lavorate e fate le casalinghe (tutto nelle 6 ore di cui sopra)

Vestitevi comode ma non in modo da non poter aprire la porta di casa senza cambiarvi, datevi un tempo minimo di “sistemazione” del bombardamento della casa post uscita dei pargoli, e poi lavorate. E basta. Dimenticate il disordine, la lavatrice, la lavastoviglie da svuotare, le briciole in terra: sono tutte cose che potete delegare, o alla peggio fare in un altro momento. Nelle vostre ore di lavoro, lavorate.

Con qualche pausa caffè, sia chiaro!

Grazie mille Lavinia Basso – www.laviniabasso.it

Lavinia Basso e la sua scrittura

Chi è freelance lo sa, per fare rete e avere nuove collaborazioni bisogna alzare la testa e connettersi. Non solo via web, ma offline, come si usa dire. Uscire, incontrare, partecipare, mettersi in gioco fanno parte del gioco per creare una rete e far nascere nuove collaborazioni. Lo scorso autunno ho incontrato Lavinia in diversi eventi, ci siamo conosciute e abbiamo iniziato a collaborare insieme. Questo però ve lo racconto in un altro momento, ora vi presento Lavinia Basso, una donna che ha saputo seguire le sue passioni.

Di cosa ti occupi?

Lavinia BassoMi occupo di scrittura professionale, scrivo su commissione contenuti per social media e blog, revisiono testi scritti da altri, faccio attività di storytelling per piccoli business.
Essenzialmente racconto ciò che vedo, o che mi viene raccontato, quindi ad esempio creo testi per siti internet – soprattutto per freelance – scrivo articoli per blog, principalmente su argomenti che conosco, racconto come fai le cose che fai, e mi piace farlo soprattutto per tutte quelle attività poco conosciute, che quando le persone si presentano ti viene da chiedergli cos’è che fai, scusa?

Oramai le professioni non sono più solo quelle disciplinate dagli ordini professionali (il medico, l’avvocato, il giornalista), facilmente identificabili. Ci sono mille lavori che le persone si inventano o che si sono diffuse a seguito del progresso tecnologico, della crisi, di tanti altri motivi.

Cosa fa un social media manager? E un life coach? E una semplificatrice di vita digitale?

Chi sono i tuoi clienti?

Sono soprattutto freelance, che sanno fare il loro lavoro benissimo ma che hanno qualche problema a farlo vedere, a raccontare quel che fanno e come lo fanno, a spiegare che cosa li differenzia dagli altri.

Un po’ il percorso che ho fatto io, per cui lo conosco bene e so di poter dare una mano.

Poi anche qualche piccolo business, come Accademia della Felicità, una società di formazione e coaching per la quale mi occupo di gestire il blog, scrivere post, fare storytelling dei corsi che organizzano.

È sempre stato il tuo lavoro?

No, è il mio lavoro da circa un anno.

Prima, e per 9 anni, ho lavorato come editor, redattore e creatore di contenuti per il web per una casa editrice che si occupa di ambiente e sostenibilità, Edizioni Ambiente. Ma ero stufa, dopo 9 anni, sebbene abbia cambiato diversi ruoli; e poi la crisi. E poi la voglia che ho sempre avuto di fare cose nuove, tutto mi ha spinto, con grande fatica, a lasciare.

E a tentare una nuova strada.

Cosa ne pensi del reinventarsi?

Per me è una esigenza. Non potrei fare sempre la stessa cosa, mi uccide i neuroni.

Lavoro da quando avevo 18 anni, anche durante l’università ho sempre fatto almeno la babysitter. Poi l’accompagnatrice di viaggi studio, poi la cassiera, poi la hostess di terra in aeroporto, poi l’inserimento dati (tutto per mantenermi), poi la praticante avvocato, poi l’avvocato. Poi mi son detta: no, non ci siamo, non è la vita per me.

Ho mollato tutto e con i pochi soldi in tasca, ho fatto un Master. Diritto dell’ambiente. Che mi ha portato alla consulenza giuridica in una Fondazione e poi alla casa editrice. Un sogno che si avverava, sono una lettrice forte.

Poi di nuovo quei fremiti, quel prurito sotto le dita, la fatica e la noia di fare sempre le stesse cose, la necessità di curiosare e guardare altrove, di esplorare altre strade.

Lì ho incontrato il coaching, per caso. E me ne sono innamorata. Mi ha aiutato tanto, tantissimo. Un così ho fatto un altro Master, in coaching appunto. E un tirocinio che sto portando a termine e che non so ancora dove mi porterà. Per ora mi aiuta a sviluppare la mia attività e a trarre il meglio dalle situazioni e dalle persone che incontro.

Cosa ne penso quindi del reinventarsi? Penso che sia essenziale per sentirsi vivi, per avere una vita piena e soddisfacente. O quantomeno, per me è così.

In tutto questo ho “scordato” due particolari, ossia due figlie (un marito, un gatto, ecc ecc), che di fatto costringono a reinventarsi ogni giorno, no? Quindi anch’io sono a buon diritto una mammabollita, ogni tanto ne combino qualcuna, ma l’importante è riderci su!

Ecco i 3 consigli di Lavinia per tutte le mammebollite freelance!

 

 

 

 

 

Aquiloni in festa alla Cascina Linterno

Aquiloni, bolle e show tra le nuvole

Oggi alla Cascina Linterno, al Parco delle Cave, la seconda edizione di “Aquiloni in festa”, laboratorio per bambini per la costruzione di aquiloni organizzato insieme a Paola Maresca.

Ci piace offrire ai bambini delle esperienze semplici e positive, capaci di farli emozionare e divertire e oggi ci siamo proprio riuscite! Tantissimi bambini hanno realizzato con le proprie mani un “gioco” da far volare avanti e indietro con grandi corse sul prato.

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La richiesta in questi giorni è stata tantissima, ma purtroppo le previsione erano pessime. O meglio, qualche sito dava nuvolo, altri fulmini e saette. Cosa fare? Decidiamo di sfidare il tempo gestendo richieste, conferme, annullamenti, disdette, nuove richieste e alla fine siamo proprio dove volavamo essere, nel prato del Falò della Cascina Linterno ad aspettare i centouno bimbi iscritti. Eh si, tantissimi bambini con le loro famiglia si sono dati il turno per fare creare il proprio aquilone e per farlo volare. La cosa più bella è stato vedere lo stupore e il loro divertimento nei loro occhi quando guardavano verso l’alto.

aquiloni in festa

aquiloni in festa

aquiloni in festa

Gli aquiloni aumentavano sempre di più, ma a un certo punto non erano gli unici a volare in cielo perché sono comparse…le bolle di sapone di Fiamma! Bolle piccole, bolle grandi, bolle lunghe da scoppiare o salutare nella loro salita verso il cielo. Sguardi all’insù, salti, risate. Questa sì che è una bellissima giornata all’aria aperta!

aquiloni in festa

aquiloni in festa

Come poteva il maltempo fermare tutto questo?

Picnic sul prato e poi lo show tanto atteso del “Mostro”, un grande essere che si muove sinuoso con i suoi tentacoli!
Creatore di questa meraviglia è Edoardo Borghetti, un esperto aquilonista che ci ha dato gli strumenti per realizzare insieme ai suoi collaboratori questa grande giornata. Un ringraziamento ai papà che hanno corso avanti e indietro per dar vita al Mostro!

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