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Mirella Mariani e i suoi personaggi illustrati

Mirella MarianiHo conosciuto Mirella grazie a mammabollita, è bastata una sua mail per far nascere una forte intesa fra di noi. È illustratrice per vocazione e da quando ha figli disegna vignette molto veritiere (e bollite!) sull’essere mamma. Presto sulla pagina facebook di mammabollita vedrete alcune sue illustrazioni, ma non vi rivelo troppo!

Quando hai capito di voler diventare un’illustratrice?

Fin da piccola ho sempre saputo di voler disegnare, in fondo leggendo libri e fumetti sapevo che c’era chi disegnava per lavoro. Poi crescendo e frequentando scuole d’arte ho capito che poteva essere anche la mia strada.

Da chi hai tratto maggiore ispirazione?

Da bambina, probabilmente da libri, fumetti e anche dai cartoni animati giapponesi. Ora da tutto quello che mi capita di vivere, osservare e conoscere. Tra gli autori che amo di più spiccano Benjamin Chaud, Quentin Blake e Sara Not. Un grazie particolare a stefano turconi, che mi ha fatto riscoprire le matite colorate ed è un disegnatore di straordinaria generosità!

Cosa disegni con maggior soddisfazione?

Eh eh, chi mi conosce direbbe ‘ i gattini e le galline’.   In realtà, in generale, gli animali e i bambini.

Dove possiamo vedere i tuoi personaggi?

Come personaggi ‘fissi’, sono autrice (uh che parolone!!) di due libri sulle avventure della gattina Violetta: Una casa per Violetta e Violetta e l’uccellino.
Disegno poi per il GBaby della San Paolo le storie della gallina Camilla, scritte da Antonella Pandini. Per il resto, ho illustrato tanti libri, con personaggi diversi di volta in volta.

Per vedere tutti i lavori di Mirella Mariani visita il suo sito e il suo profilo su illustratori.it.

Il tuo libro illustrato preferito da consigliare a tutte le mamme bollite da mettere sotto l’albero?

“I cani non sono ballerine” illustrato dalla bravissima Sara Ogilvie. Lo amo pazzamente! Per un colpo di fortuna, proprio quando sono stata ad Edimburgo, casualmente mi sono imbattuta in una mostra dove esponevano gli originali del libro!!

Dedichi una tua vignetta a mammabollita?

Ma certo! Ti ricordi della nostra discussione? ‘La fanno sempre sulla porta di casa’… 😀

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In Expo con i figli

Expo: non si poteva fare scelta peggiore che ridursi all’ultimo. Eppure, anche questa volta, è andata proprio così. Sono andata in Expo per alcuni eventi e ogni volta mi dicevo (quando la coda massima non prioritaria in Giappone era di un’ora) che avrei aspettato di ritornarci per vedere “con calma” i padiglioni più belli. Maggio era maggio, giugno era ancora pieno di scuole, luglio era troppo caldo, agosto vacanza, settembre risucchio di inizio anno ed è rimasto ottobre. Rinunciare? Mai! A me Expo è piaciuto per il forte impatto visivo, la varietà di installazioni, la creatività proveniente da ogni parte del mondo quindi non volevo perderlo e così l’ho affrontato. Con i figli.

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Cosa succede alla mamma bollita in Expo?

Vogliamo vederli o no i padiglioni? Portiamoci il passeggino!

La coda, ho capito dopo poco, la devi fare comunque perché il tuo diritto di stare lì è uguale a quello degli over 70 che sono tantissimi. Adotto la tattica di stare in fila con il passeggino mentre il papà, appena fuori dalla coda, li intrattiene e li fa giocare. La voce però tuona dall’alto “state in fila! Se uscite rischiate il linciaggio!”. Rassicurante.

L’urgenza del bagno

Dopo quel tempo interminabile in cui ti sei inventata di tutto per tenere i figli in fila e hai giocato tutte le cartucce della giornata, arrivi a un passo dalla meta e senti quella vocina (fino a quel momento aveva risposto “No” alle tue richieste) che dice “Mi scappa la pipììììììì”. “Puoi aspettare che cerchiamo un bagno dentro?”, “No, mi scappa fortissimo”. A Expo non è che si può proprio fare la pipì dietro l’albero, tutto è molto curato, ci sono persone che si siedono sul prato, devi necessariamente cercare i bagni. Quelli senza fila sono sempre al secondo piano. Torni sudata e con un enorme sorriso ti fai riconoscere da quelli dietro di te dicendo “I bambini…” e così, senza linciaggio, ti meriti l’entrata nel padiglione.

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Il Children Park

Vogliamo perderci questa perla citata da tutti quelli che scrivono di bambini in Expo?

Attività belle e varie, ma dovrebbero avvisare quello che aspetta a un genitore con bambini troppo piccoli. Mi hanno detto che con una bimba di due anni “bisognava aiutarla a capire le attività”. Aiutarla a capire? Ditemi di metterle un poncho addosso così non la devo inseguire sotto i getti dell’acqua mentre scappa rovesciandosi addosso tutto il contenuto dell’imbuto!

Il Decumano

Non c’è un senso di marcia, ci sono flussi di persone compatte che si muovono e non le sposta di certo la vista di un passeggino. “Permesso, mi scusi, attenzione ci sono i bambini….” tutto inutile, bisogna essere abili a occupare ogni spazio utile per procedere. Se poi bisogna andare dalla parte opposta, si tira fuori direttamente l’ariete. Proprio sul viale più affollato della terra si stava per consumare la tragedia delle tragedie: la perdita del ciuccio. Mi dico sempre che è ora di toglierlo, ma di certo non in Expo, non quando ho una stanchezza esagerata e piedi come zampogne. Cerchiamo il ciuccio dappertutto e alla fine prendo la decisione più azzardata di tutta la giornata “torno indietro a cercarlo” (non potevo portarne uno di scorta?). Mi odio per essere in quella situazione, ma inizio a correre e succede l’incredibile. LO TROVO. Io nel Decumano ho trovato il ciuccio. Tutta la giornata poi è stata in discesa!

L’albero della vita

Quanto tempo prima bisogna andare in fondo al Cardo per aggiudicarsi le prime file? Eravamo così compressi che le fontane basse non si vedevano neanche, ma per fortuna è enorme, c’è musica, le luci incantano e a nessuno è scappata la pipì.

Che dire, è stato un azzardo, una faticaccia, un #maipiùinexpoconifigli, però ci siamo divertiti e loro in qualche ricordo troveranno dei pezzi di questa esperienza. Non tanto la duenne ancora da strizzare da quanto si è bagnata.

Ah dimenticavo, abbiamo dovuto affrontare le prime ore con dei cagnolini infilati nelle scarpe. Inutile dire che era la prima volta che mia figlia aveva questa “pretesa” e poi non l’ha più avuta.

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Fiera di essere una mamma sfigata

Si chiama Valentina e da quando è mamma ha aperto un blog dal nome insolito: mamma sfigata.

La prima domanda è forse scontata, perché hai scelto l’appellativo “sfigata” per farti conoscere in rete?

Ci sono un’infinità di motivi e non tutti sono negativi, anzi quasi nessuno a mio parere. Prima di tutto perché quando sono approdata in rete ho trovato le blogger divise in 3 principali categorie: le mammine, le mamme rock e le mamme green. Io non mi inserivo bene nè qui nè lì, sposavo un po’ tutte le cause senza essere un ultrà. Insomma, ero la solita sfigata quella che non rientra mai in un gruppo, sta sempre con tutti e con nessuno, capisci? Poi perché una volta i nerd li chiamavano sfigati o secchioni, i geek ancora non esistevano. Ecco io sto lì, all’incrocio dei pali. Non da ultimo perché sono un caso perso: dimentico tutto, ho sempre la testa tra le nuvole, e per questo me ne capitano di tutti i colori. Poi, però, mi piace riderci su :)

mamma sfigata
Hai aperto il tuo blog per condividere le tue avventure – sfighe quotidiane. Quanto è importante per una mamma, soprattutto quando nasce il primo figlio, raccontarsi?

In realtà con il primo figlio è stata più forte la voglia di scoprire e leggere le altre. Poi, però, ho capito che avevo anche molto da dire e che c’era una vasta zona grigia di donne come me che avevano voglia e bisogno di sentirsi comprese nei loro disagi quotidiano, nelle sfighe di tutti i giorni, ma sopratutto che avevano bisogno di una spalla su cui piangere o su cui ridere, invece che della lezioncina su come si fa questo e quello. E, a dirla tutta, quando sono rimasta incinta del secondo ho avuto problemi sul lavoro, ho chiuso una collaborazione logorante e mi sono ritrovata con un bel po’ di tempo libero da dedicare al blog!

Di cosa ti stai occupando ora?

Web editing, PR online e comunicazione integrata. Ho fatto il salto dalla carta stampata al web e il blog mi ha aperto un mondo nuovo e interessante.

Hai un modo di raccontare così bello, che le tue sfighe sembrano situazioni che ogni mamma vorrebbe vivere. Qual è stata la situazione più imbarazzante che hai vissuto da quando sei mamma?

Mah, sai che non saprei scegliere?  Potenzialmente tutte le volte che sono uscita da sola coi pargoli. Ho l’abitudine di fare cose stravaganti come portarli entrambi in piscina da sola, carica come un asino da soma, o fare la spesa infilandoli nel carrello o andare in libreria, salvo poi doverli rincorrere ovunque o sedare una rissa tra il Grande e l’espositore dei dinosauri o il Piccoletto e lo scaffale delle merendine. Di solito a uno dei due scappa la cacca…mamma sfigata

Che ne dici, mettiamo in contatto le nostre mamme sfigate-bollite e vediamo quanto sono FIGHE le mamme imperfette?

Ma certo! Come? Le facciamo incontrare su Facebook? Io e te, invece, ci vediamo al mammacheblog è una promessa (o una minaccia? ;))

A prestissimo Valentina!

Sfigate, bollite…alla fine il nostro scopo è quello di far sentire le mamme meno sole e accettarsi per come sono senza ambire a quella “perfezione” di cui tanto si parla. Ma poi queste mamme perfette esistono davvero? Mamma sfigata ha scritto una lettera indirizzata alla mamma perfetta che tutte dovrebbero leggere.

 

#Meet Sanofi: “D-FACTOR” la formula della leadership al femminile

MeetSanofi#MeetSanofi è una serie d’incontri sulle tematiche dell’innovazione e della diversity in azienda. Il focus del quarto appuntamento è la donna e oggi mercoledì 21 ottobre si parla di  “D-FACTOR: la formula della leadership al femminile”.

La moderatrice Barbara Sgarzi, giornalista e blogger, introduce l’argomento con alcuni numeri sul lavoro femminile. Emerge una forte disparità tra gli stipendi percepiti da uomini e donne che ricoprono gli stessi ruoli e sono in aumento le donne che interrompono il lavoro per dedicasi alla famiglia.

Inizia a parlare di questo argomento Anna Zattoni, Direttore Generale di Valore D, network di grandi imprese che dal 2009 sostiene la leadership femminile in azienda. Il numero di occupazione femminile sta aumentando, ma le posizioni di potere sono occupate principalmente dagli uomini. Questo è anche causato dalle scelte universitarie effettuate, c’è grande richiesta di personale tecnico specializzato in materie scientifiche, ma la maggior parte delle donne sceglie percorsi umanistici.

Gini Dupasquier fondatrice di Donnalab, società di consulenza specializzata nell’inclusione e sviluppo delle donne nelle aziende, e Professional Development Director di PWA (Professional Women’s Association) racconta di progetti europei di mentoring di successo in cui studentesse e donne senior hanno collaborato in maniera costruttiva ed efficace.

Laura Bruno, Direttore Risorse Umane di Sanofi, parla di come sono ripartite le risorse nella sua società sottolineando l’aumento di donne che occupano posizioni dirigenziali. Esorta però il popolo femminile a credere di più in loro stesse perché tendenzialmente le donne chiedono di meno e si svalutano di più. Sanofi è una realtà molto attenta al benessere della persona ed è costantemente impegnata in progetti di responsabilità sociale, supporto della conciliazione e interventi sulla famiglie.

Maria Cristina Bombelli fondatrice di Wise Growth, società di consulenza specializzata sulle strategie di inclusione della diversità, ribadisce la necessità di rendere le donne più forti perché sul campo riescono a sorpassare i colleghi maschi nella gestione dei conflitti e nella crescita del proprio team. Gli studi da lei effettuati hanno rilevato un atteggiamento diverso delle ragazze più giovani. Non vogliono vivere per lavorare e ambiscono a posizioni di alto livello. Sottolinea però che anche se sono più brave a scuola ottenendo risultati in minor tempo, vengono assunte con una percentuale inferiore rispetto ai coetanei maschi.

Chiude il talk Andrea Bianchi autore di “Uomini che lavorano con le donne” che rimarca quanto emerso dalle ospiti dell’incontro e dice una frase che colpisce nel segno. Parla delle pari opportunità dicendo che spesso l’aggettivo “pari” viene interpretato male, non significa “uguale”, ma “equivalente”. Donne e uomini hanno quindi esigenze diverse e i loro percorsi aziendali non sono uguali. L’azienda deve essere in grado di cogliere questi aspetti per contribuire alla crescita professionale di tutti.

Idea Mamma e la sua creatività

Idea Mamma

SerenaSerena è una mamma blogger che cura il blog Idea Mamma, l’ho conosciuta a un evento in Expo e mi ha colpito molto la sua personalità creativa. Nel suo blog condivide idee creative, suggerimenti su viaggi a misura di bimbo, ricette sfiziose e tanti trucchi casalinghi. Assolutamente da seguire!

Ciao Serena, quando ti è venuta l’idea di aprire il tuo blog?

Quando sono rimasta incinta di Lorenzo, il mio secondo figlio, quindi circa 6 anni fa; piano piano ho iniziato a mettere da parte il materiale che mi poteva interessare tipo alcune ricette che avrei potuto trasformare in maniera creativa; poi quando sono rimasta a casa dal lavoro ho trasformato l’idea che avevo in qualcosa di concreto iniziando a comprare il dominio e a pianificare il sito su carta.

Mamma di due figli e un sito in continuo aggiornamento, è facile fare la mamma blogger?

Non c’è mai nulla di facile quando le cose si vogliono fare bene; il tempo a disposizione è sempre poco per una mamma, moglie e donna che si deve occupare di tutto, basta però organizzarsi la giornata in maniera da ritagliarsi i giusti tempi. C’è da dire che da quest’anno i bambini sono entrambi alle elementari quindi almeno l’orario di entrata e di uscita essendo lo stesso mi consente un unico viaggio. Un grande risparmio di tempo!

Ci racconti i tuoi laboratori e le tue autoproduzioni?

Ho delle collaborazioni con alcuni biblioteche del lodigiano che mi chiedono di realizzare letture e laboratori a tema. Contatto personalmente anche le aziende interessate a offrirmi il loro materiale per organizzare laboratori creativi per bambini. Le idee e i progetti nascondo quotidianamente anche se poi i contatti con le azienda vanno coltivati a lungo perché non si ottiene tutto sempre e subito, dietro ad ogni mia idea cerco sempre di nasconderci un fine, come ad esempio insegnare ai bambini il riciclo e avvicinarli all’ambiente, tema a cui tengo molto. Purtroppo con le autoproduzioni mi sono un pò fermata perché necessitano di molto tempo sia per la progettazione che per la creazione; per le tabs per lavastoviglie ho impiegato 1 settimana di lavoro (è tantissimo!).  Ti svelo un nuovo progetto presto mi butterò nella realizzazione delle bomboniere per la comunione quindi la sezione avrà nuovo materiale.

Scrivi anche articoli sponsorizzati?

Alcune volte vengo contattata da aziende che mi chiedono di provare alcuni loro prodotti e accetto volentieri; avviso sempre che il mio giudizio è personale quindi può piacermi o meno, posso ritenere l’oggetto utile come superfluo. Non ci trovo nulla di male nel provare dei prodotti da consigliare alle altre mamme, il mio motto è “vedere, toccare e provare prima di parlarne”.

Una bella iniziativa nei prossimi mesi da consigliare a tutte le mamme bollite!

Di eventi ce ne son sempre tanti e molto diversificati in base alle regioni, ma di sicuro per chi può è impossibile non andare ad Expo (io ci vivrei dentro). Nel mese di dicembre porterei i bambini in luoghi con atmosfera natalizia che non offrono solo mercatini, ma anche laboratori creativi a tema.

Alce Nero in Expo “Diritti alla Terra: Agire per il cambiamento”

Il 2 ottobre si è tenuta in Expo la conferenza organizzata da Alce Nero sul tema “Diritti alla Terra: Agire per il cambiamento”. Ospite d’eccezione la Vice Presidente del Perù Marisol Espinoza Cruz.

L’incontro tenuto all’Open Plaza di Expo, è stato un susseguirsi di testimonianze molto interessanti su un tema che non può essere più trascurato: il diritto alla terra.

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Giuseppe Sala, Commissario Unico Delegato del Governo per Expo Milano 2015, sottolinea la prima grande problematica: la poca conoscenza del prodotto biologico. Solo conoscendo la filiera e la storia di questi prodotti si imparerà ad utilizzarli. Expo ha l’obiettivo di far circolare sapere del bene più prezioso al mondo, il cibo che ci nutre ogni giorno.

Lucio Cavazzani, Presidente Alce Nero, si sofferma sul concetto di cibo per la salute, quello che fa vivere bene, crea identità, contribuisce ad arricchire il territorio senza impoverire e sottrarre. Il biologico punta all’equilibrio in modo sostenibile, è il vero cibo per la salute.

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Marisol Espinoza Cruz, Vice Presidente della Repubblica Peruviana, ha raccontato l’esperienza di molti agricoltori del suo paese. Non supportati dall’economia globale, i piccoli produttori hanno creato una rete, si sono uniti in forma cooperativa e sono riusciti a sostenersi grazie al lavoro agricolo. In Perù tutto questo sta avendo un grande valore economico e sociale perché queste persone sono passate da una comunità invisibile a una vera e propria cittadinanza. L’agricoltura sostenibile basata sulla biodiversità, ha migliorato nettamente la vita delle persone. Ha inoltre tolto terra alle piantagioni di coca, ridandole una nuova vita basata sulla legalità.

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Hugo Valdes, Direttore di Cooperativa Sin Fronteras, sottolinea il problema dello spreco di cibo e la necessità di aiutare la filiera dei piccoli produttori che soddisfano il 70% del fabbisogno mondiale. Per convincere i produttori ad abbandonare le coltivazioni di coca, bisogna offrire valide alternative altrettanto redditizie.

Martina Rogato di Amensty International ha raccontato due storie molto toccanti in cui ha dichiarato che anche il diritto alla terra è un obiettivo molto importante del loro lavoro. Attraverso la terra si ridà dignità alle persone ed è importante che tutti gli attori politici e sociali cooperino per fare in modo che questo avvenga.

I racconti di Simona Caselli, Assessore all’Agricoltura, Caccia e Pesca, Regione Emilia Romagna, sono simili a quelli di Marisol Espinoza Cruz. Parla con grande soddisfazione di come si siano riuniti i piccoli agricoltori per sviluppare un modello agricolo sostenibile che non ricorre ai pesticidi. Il suolo si sta sempre più impoverendo delle sue sostanze organiche e servono sistemi di innovazione per fermare il suo inesorabile sfruttamento. Questo tipo di agricoltura deve essere sostenuta da un cambiamento culturale e soprattutto bisogna trovare soluzioni efficienti e immediate per tutte le terre confiscate alla mafia. La terra è vita e abbandonarla per anni per i lunghi tempi di riassegnazione porta a un grande spreco di opportunità.

Anche Vincenzo de Luca, Direttore Centrale Internazionalizzazione Sistema Paese Ministero degli Affari Esteri, ha ribadito l’importanza di aumentare il valore dei prodotti agricoli e del biologico.

Infine Rossella Muroni, Direttrice di Legambiente, ha parlato della collaborazione con Alce Nero e dell’obiettivo di portare il territorio destinato alla coltivazione bio dal 10 al 20%. Parla della terra non come di cibo, ma come diritto al terriotorio, alla legalità, al lavoro, alla relazione. Infine pone enfasi sul diritto al cambiamento: l’agricoltura porta avanti la tradizione, ma in maniera moderna.

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Alce Nero è il marchio di oltre mille agricoltori e apicoltori biologici, impegnati, dagli anni ’70, in Italia e nel mondo, nel produrre cibi buoni, sani e che nutrono bene. I prodotti biologici Alce Nero nascono da un’agricoltura che si fa custode della terra, rispettandone ogni componente, che sia vegetale, animale o umana. Nessun utilizzo di sostanze chimiche di sintesi come pesticidi ed erbicidi, scelta di terreni vocati, lavorazioni che esaltano le caratteristiche organolettiche e nutrizionali delle materie prime: questi i criteri che contraddistinguono il marchio Alce Nero. Al centro il sapere degli agricoltori, un patrimonio prezioso che si riflette in ogni ingrediente, dal pomodoro naturalmente ricco di licopene, al grano Senatore Cappelli con il suo stelo lungo, fino all’olio extravergine di oliva. Le oltre 250 referenze Alce Nero si possono acquistare in circa 30 paesi del mondo, in Europa, Asia, America e nel nuovo negozio online: www.alceneroshop.com (cit. Alce Nero)

Corso “Come fotografare i bambini” di ariafotografica

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Eccomi qui, tolgo il cappello di mammabollita e infilo al collo la macchina fotografica per parlarvi del corso che terrò a breve “Come fotografare i bambini”.
Ognuno di noi è più o meno incline alla fotografia, ci sono quelli che ci provano, ma si sentono negati, chi rinuncia in partenza, chi incolpa il telefono e chi ci prova e ci riesce. Sì, fare belle fotografie è possibile, bisogna però allenare l’occhio fotografico e seguire alcune semplici regole di composizione. Non tutti avremo la stessa sensibilità e passione fotografica, ma gli scatti saranno ugualmente gratificanti.

Molti acquistano la prima reflex quando nasce un figlio, ma per poca conoscenza dello strumento, mancanza di tempo e motivazioni come “mio figlio non sta mai fermo”, la trascurano. Anche chi si affida solo al telefono, vedendo gli scarsi risultati in condizioni “avverse”, rinunciano a immortalare i momenti più belli.

Le foto sono attimi di vita che fotografiamo per tenere traccia del nostro vissuto, facciamole bene!
Capiamo i limiti degli strumenti fotografici e aggiriamoli, superiamoli, esaltiamoli!

Il corso è rivolto a tutti coloro che vogliono approfondire, o apprendere, le conoscenze fotografiche e hanno un qualsiasi mezzo fotografico, dal telefono alla reflex. Si compone di 4 lezioni da un’ora e mezza a partire da lunedì 12 ottobre 2015 presso lo Spazio Mitades.
Si parlerà di composizione fotografica, luce naturale, utilizzo del flash, trucchi, allestimenti di set casalinghi e si sperimenteranno foto creative.
A richiesta una quinta lezione sarà dedicata esclusivamente ai possessori di reflex.

Tutti i dettagli sul sito di Mitades e sulla pagina dell’evento di ariafotografica.

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100 happy days

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E’ possibile essere felici per 100 giorni di fila? Potresti rispondere subito sì, oppure puoi riflettere sulla tua giornata e ai momenti in cui realmente ti fermi un attimo, fai un sorriso e poi riparti.

100happydays è un progetto ideato dallo svizzero Dmitry Golubnichy, 27enne, che esorta le persone ad essere felici per 100 giorni consecutivi documentandolo con fotografie sui propri social con #100happydays. L’idea è semplicissima e geniale. Ha “solo” trovato un modo creativo di “mostrare” la felicità che ognuno di noi ricerca. Nonostante questo, il 71% delle persone che hanno aderito all’iniziativa non sono arrivate al centesimo giorno. Come mai? Mancanza di tempo.

Qualcuno ci deve ricordare di dedicare del tempo a noi stessi? Molte volte sì. Abbiamo bisogno di piccoli traguardi da raggiungere e la condivisione può dare un grande aiuto.

Farlo in estate e fotografare sole, aperitivi, giochi, sorrisi, spruzzi sarebbe quasi superfluo, quindi propongo a voi bollite di scegliere i mesi più “difficili” in cui ci si deve fermare un attimo, alzare la testa, e chiedersi “cosa mi fa stare bene ora?”. Nelle giornate di pioggia, nei freddi improvvisi, nei lavori mancati, nei capricci, nelle tasse da pagare, nelle incomprensioni, nella corsa di tutti i giorni, ci sarà sempre un istante che ci farà dire “sono felice”. Credetemi, l’ho fatto anche l’anno scorso e funziona!

Come fare?
– registrati su 100happydays
– pubblica le foto sul tuo account instagram con #100happydays #bollitamafelice
– enjoy

Alla fine dei 100 giorni potete ricevere a casa le stampe delle foto, scoprite come.

Se iniziate oggi….il centesimo giorno sarà Natale! Bollite pronte a scattare la vostra felicità?
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“Noi in fascia”, il Primo Tour Nazionale del babywearing

noiinfascia_logoPartirà il 16 luglio, per concludersi il 26 dello stesso mese, “Noi in fascia”, il Primo Tour Nazionale del babywearing organizzato dalla Cooperativa Sociale milanese Focus e di cui mammabollita è Media Partner.

Terni, Pescara, Vasto, Bari, Lecce, Altamura, Matera, Potenza e Napoli: queste alcune delle città che verranno toccate da Raffaella Doni, pedagogista e Vicepresidente della Cooperativa Sociale Focus, e Emanuela Savio, collaboratrice di Focus e Vicepresidente dell’Associazione Nascere in Casa.

Obiettivo: diffondere la cultura del “babywearing”, ovvero del “portare addosso i bambini”, quale utile metodo di accudimento per stare a contatto con i propri piccoli in modo semplice e naturale.

Sistema antico, quanto universale, è tuttora diffuso in molte parti del mondo e consiste nel “trasportare” i bambini sul proprio corpo, sostenendoli con un supporto alternativo a carrozzine e passeggini, cioè le fasce in tessuto, per vivere agilmente coi propri piccoli la vita di tutti i giorni.

Pratica ed economica è soprattutto una scelta per stare in relazione con il proprio bambino: il contatto intimo e la vicinanza aiutano i genitori e il piccolo a creare un legame profondo e duraturo in una dimensione di ascolto e rispetto.

«Crediamo fortemente nel babywearing» dichiara Raffaella Doni «e nei vantaggi che comporta per mamma e neonato, per la loro relazione e il loro reciproco benessere psico-fisico».

È una modalità pratica, ma soprattutto è una risposta chiara e consapevole al bisogno di contatto, contenimento e sicurezza dei piccoli, che così portati vivono in un perfetto ambiente, per svilupparsi sani e forti da un punto di vista fisico, emotivo e sociale.

«È per questo motivo» – continua la Doni – «che abbiamo promosso a livello nazionale il nostro tour, ovvero per sostenere la diffusione di questo stile genitoriale, ma anche per conoscere realtà diverse dalla nostra». Questo viaggio-indagine si propone così di incontrare genitori, gruppi, associazioni e operatori, non organizzando conferenze o seminari, bensì momenti “leggeri”, aperti a tutti, per chi già possiede una fascia o per chi ha voglia di provarla. Camminata in spiaggia, flashmob nella piazzetta del paese, aperitivo per i papà, passeggiata tra i Sassi: tutte preziose occasioni per conoscersi, confrontarsi, raccogliere domande e riflessioni e soprattutto creare una rete di condivisione.

E conclude Raffaella Doni: «c’è ancora tanto da fare per diffondere questa pratica, ma crediamo che un tour come questo, col supporto importante di Media e Social, possa divulgare sempre di più una cultura attenta ai veri bisogni di bambini e genitori e ci faccia raccogliere del prezioso materiale da studiare e condividere”

Il racconto del tour verrà pubblicato giorno per giorno sui seguenti siti con hashtag #noiinfasciaTOUR:
www.mammarsupio.it
www.facebook.com/mammarsupio
https://twitter.com/mammarsupio
www.instagram.com/mammarsupio

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Matrimonio insieme ai figli: un’avventura bollita, ma sempre bella!

Con i figli cambia tutto, anche l’invito al giorno del sì dei tuoi amici più cari. Andare al matrimonio insieme ai figli è un’esperienza impegnativa, ma unica nel suo genere.

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Apri la cassetta delle lettere e trovi una busta diversa dalle altre, più bella, più curata, scritta bene: una partecipazione di nozze. Sapevi già la data, ora incuriosita scopri il luogo della cerimonia e a quello del ricevimento. Pensi all’addio al nubilato, al regalo più adatto, agli amici presenti e a quello che indosserai. Sarà un gran bel giorno di festa e tu sarai al top con tanto di piega perfetta. Senza problemi puoi assicurarti il primo appuntamento della mattina dal parrucchiere.

Sei mamma e ricevi una partecipazione intestata a te, tuo marito e ai tuoi figli. Del resto sai già che la sposa ha previsto intrattenimento e leccornie per i più piccoli che “devi assolutamente portare perché si divertiranno un mondo”. L’ipotesi di lasciare i figli a casa ti sembra quasi offensiva. In 5 secondi hai già chiaro il tempo che trascorrerà dall’uscita di casa alla prima portata e sai che dovrai munirti di cibo di scorta perché tra la cerimonia e il posto “da sogno” del ricevimento ci son troppe ore di mezzo.
I pensieri ti avvolgono come un vortice e ti chiedi cosa indosserai escludendo gli abiti senza spalline perché nel prendere continuamente in braccio la più piccola, sai che il vestito scenderà nel punto sbagliato. Pensi che dovrai fare gli stessi movimenti che fai al parco giochi, ma dovrai essere decisamente più elegante. Ti vedi quando dovrai scattare come un velocista per afferrare quella manina paffuta che tenterà di tirare il velo o prendere una fragola sulla torta nuziale e sai già che le collant si smaglieranno in tempo zero (forse farà abbastanza caldo da non doverle indossare, ma a quel punto la depilazione dovrà essere perfetta).
Arriva il giorno del sì e la tua mattina inizia all’alba. Ore per far indossare un cravattino e una gonnellina e pochi minuti per farti bella.
Neanche il tempo di entrare in chiesa e il più grande ha fame, sete e deve andare in bagno. “Non potevi andarci prima di uscire di casa?”, “Non mi scappava” (perché stupirsi ogni volta? Va sempre così).
Soddisfi tutti i bisogni, ti perdi l’arrivo della sposa e durante la cerimonia ti ritrovi a far pascolare i figli in fondo alla chiesa insieme ad altri venti bambini. Incroci gli sguardi degli altri genitori e trovi solidarietà, se però per sbaglio ti giri verso gli sposi vieni subito pietrificata da una zia ottantenne con il sopracciglio alzato.raccolta del riso

Siamo tutti sul sagrato con il riso in mano, ma prima che escano gli sposi la più piccola me lo ha già lanciato addosso e finisce dritto nel reggiseno e nelle scarpe. Lo toglierò tornati a casa, speriamo porti fortuna anche a noi. La giornata è bella, la sposa radiosa e l’intrattenimento dei piccoli un dono dal paradiso, anche se tu, tra una forchetta che cade, un “voglio quello che mangi tu”, un pianto, un urlo, un “mamma vieni a vedere” mangi a intermittenza. L’occhio è sempre verso quelle due creaturine che vagano per la sala e il cuore sussulta quando si avvicinano troppo a tavoli e confetti. Ultimamente la più piccola adotta una tecnica infallibile: mani alzate sul tavolo e, senza vedere ciò che c’è sopra, tira giù tutto ciò che trova. Ho detto tutto.
torta
Guardo le coppie che si baciano immaginando il loro grande giorno, i single che bevono e fanno i simpatici raccontando le loro mille avventure, gli sposi che sprizzano gioia e io? Io sono felice. Non mi sarò goduta la giornata in “quella” maniera, ho macchie di tutti i tipi sul vestito, ma ho vissuto una bella esperienza con la mia famiglia. Sono pure riuscita a fare qualche foto ai figli mentre sono impegnati a giocare con gli angeli del paradiso. So con certezza che quella sera entrambi crolleranno presto e io potrò finalmente gustarmi i confetti al cocco in santa pace, non prima però di aver pulito il pavimento da tutto il riso che mi è caduto svestendomi.
Come sempre bollita, ma contenta!
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