Archivio per la categoria le MaboInterviste

Inedite commistioni familiari fra laguna e orecchiette

Si chiama Alessandra Aiello e ha un modo di raccontare le sue avventure da mamma in maniera originale e unica. Non è la solita neomamma che si improvvisa blogger o scrittrice sbrodolando addosso al lettore tutte le proprie ansie. Alessandra ha una capacità descrittiva fenomenale e riesce a raccontare situazioni semplici e quotidiane con un’ironia spiazzante.
Il suo libro “Inedite commistioni familiari fra laguna e orecchiette” è divertentissimo e non vorresti mai arrivare all’ultima pagina.

Io mi sono ritrovata con lei a correre nelle calli, bere spritz, cucinare polipi, sul vaporetto pressata dai turisti, al ristorante vestita da gipsy e al cinema seduta sulle scale. Mi sono immedesimata in quella vita veneziana a tal punto da voler sapere quello che le sta capitando ora, con due figli, con una bambina piccola e con gli impegni moltiplicati.

L’intervista ad Alessandra rivela le sue capacità descrittive, esilaranti e mai banali.

Laguna e orecchiette. Come vive una pugliese tra turisti, vaporetti e spritz?

Alessandra AielloUn pugliese, ovunque vada, si riconosce sempre. Si evolve, si integra, si avviluppa in temerari tentativi di omologazione ma la sua intensità emotiva non tarda mai ad emergere. Noi pugliesi cogliamo sempre l’occasione per ricordarci e ricordare agli altri la nostra provenienza. Che sia in corsa verso l’ultimo vaporetto, nel bel mezzo di un brindisi in un bacaro veneziano o in coda alle Poste Centrali a Rialto, un po’ cima di rapa prima o poi affiora: magari mascherata da accento che si impenna, da gestualità che si imbizzarrisce, da una parola dialettale che rotola via, proprio come un’orecchietta dal piatto. E la laguna, in questo senso, è da sempre palcoscenico privilegiato nonché accogliente padrona di casa per le tonalità emotive pugliesi. L’importante è non chiedere mai un analcolico al bar né fare apprezzamenti sul fatto che manchino i tarallini come accompagnamento agli aperitivi.

Le più grandi differenze tra la mamma del nord e del sud

In base alla mia esperienza, il grado di cottura delle mamme italiane è come la catena appenninica: è trasversale e, comunque, costituisce la spina dorsale del paese. La peculiarità in alcune mamme del nord risiede, piuttosto, in un’aura pedagogica più evidente.
Al parco, ad esempio, non è difficile risalire alla connotazione geografica della mamma che deve salvare il figlio da una caduta dallo scivolo: << Nicola scendi ‘che se ti fai male prendi mazzate da sopra>>.
Altrettanto semplice è indovinare quella che <<Alvise, amore della mamma, se giochi in quel modo sullo scivolo potresti cadere, farti male e forse dovremo anche correre in ospedale. Rischieremmo di non andare in montagna la prossima settimana e anche di mancare alla festa della Babi. E tu vuoi andare alla festa della Babi, vero?>> . Anche la provenienza geografica dei bambini in pericolo sarà altrettanto evidente: a metà monologo, Alvise verrà giù tramortito da un improvviso colpo di sonno e correrà a sdraiarsi sulla prima panchina mentre Nicola perderà l’udito a seguito delle urla della madre, la guarderà sbracciarsi in preda a gestualità esasperate e deciderà di trascorrere il resto della sua vita nell’eremo dello scivolo.
Talvolta, comunque, accade che la mamma veneziana si produca in una superba capacità di sintesi che genera risultati immediati: <<come che te go fato te desfo>>.
Ai Giardini Savorgnan, a due passi dal ponte delle Guglie, è possibile assistere quotidianamente a queste virtuose azioni di salvataggio di figli da parte di mamme bollite che misurano le loro azioni educative sull’incisività delle loro parole o, talvolta, sugli incisivi rimasti a bordo parco-giochi.

Quando hai deciso di scrivere il libro? Ne seguiranno altri?

Alessandra AielloQuesto libro è di chiara ispirazione autobiografica, infatti racconta di una brindisina che si è trasferita a Venezia per lavoro e che rimane irretita dalla laguna non solo a livello professionale. Il racconto, presentato in un’alternanza di voci narranti, da al lettore la possibilità di guardare Venezia dal punto di vista delle mamme lavoratrici che si barcamenano nella complessità della gestione familiare e professionale ma anche dei bambini che la vivono con la leggerezza della loro età.
Nel contesto lagunare si affronta una battaglia furiosa con la quotidianità a colpi di corse per le calli, impegni dimenticati, mariti che fanno saltare i nervi e bambini che si perdono per poi ritrovarsi: in questa prospettiva, l’identità salentina di chi scrive non pare scalfirsi minimamente.
Quanto ho finito di scrivere “Inedite commistioni” ero incinta della mia seconda figlia, Isabella, che non compare nei racconti né in copertina.
Avverto, pertanto, l’esigenza di ristabilire gli equilibri familiari con la pubblicazione di un secondo libro e, da una prima valutazione del carattere della piccola, nutro l’intima certezza che non mancherà di fornirmi preziosi spunti.

Se usassi lo stile del tuo libro come definiresti una mamma bollita?

Definirei le mamme bollite come autentiche equilibriste della quotidianità. Sono coloro che affrontano con spirito guerriero festine di compleanno, febbri esantematiche, scioperi dei mezzi pubblici e recupero di materiali impossibili per i lavoretti scolastici. Non si nascondono dietro alcuna cortina di perfezione ma, al massimo, dentro un bacaretto per lo spriz con le amiche per riderne insieme.
Nello specifico, si segnala la mamma veneziana (o ivi trasferita) che si avvicina parecchio al punto massimo di ebollizione in ragione delle altissime temperature che può raggiungere nel trascinarsi la carrozzina su e giù per i ponti. La mamma bollita veneziana non corre  mai il rischio di far cascare il proprio figlio in canale mentre sorseggia prosecco con le amiche. Quasi mai. E comunque non lo saprà mai nessuno in giro, eccezion fatta per quel signore gentile che l’ha avvisata che suo figlio era evaso dal passeggino per tuffarsi, per il tipo del bar che, per farla riprendere, le ha offerto della vodka e per quel capannello di persone che si è formato a chiedere spiegazioni di tutto quel trambusto.

“L’aura di benessere”

“L’aura di benessere” è un’idea di Laura, operatrice olistica e mamma della piccola Benedetta nonché di due gatti adorabili, Bri e Sibilla.

Dopo la laurea in Lettere Moderne nel lontano 2000, Laura si è specializzata, anno dopo anno, in attività di comunicazione, con particolare attenzione al “non-verbale” (gestualità, espressioni del volto, prossemica, uso della voce…) inteso come strumento di crescita personale e professionale. In parallelo, ha sviluppato una passione sempre crescente per le discipline olistiche tra cui lo yoga (iniziato con il Maestro Carlo Patrian quand’era adolescente), i massaggi (appresi insieme ai professionisti di Alma Matters all’interno del percorso formativo per “operatore del massaggio olistico” e “operatore di discipline bio-naturali”) e le campane tibetane, che suona per concerti di gruppo e trattamenti individuali e che approfondisce con continui corsi di aggiornamento tenuti sia da docenti italiani che da esperti orientali.

laura

Cosa offri alle future mamme e neomamme?

Lo sappiamo tutte, la gravidanza è un periodo ricco di emozioni e momenti meravigliosi per una donna, ma durante i fatidici 9 mesi spesso compaiono anche tanti piccoli grandi fastidi che, se trascurati, potrebbero risultare ancora più dolorosi: ritenzione idrica, gonfiore alle mani e ai piedi (specie nei periodi caldi), insonnia, mal di schiena, sciatalgia… Ecco perché per le future mamme, è molto importante fare massaggi appositamente studiati per loro (come quelli che facciamo in Alma Matters Milano), meglio se ogni settimana, a partire dal 4° mese, in modo da alleviare i problemi accennati prima ma anche per preparare il corpo al parto e, al tempo stesso, creare un legame ancora più intenso con il proprio bimbo.

Dopo il parto, invece, si possono fare due percorsi (spesso integrati): proseguire con massaggi drenanti, che aiutano a rimettersi in forma, ad alleviare i dolori a schiena e braccia (dovuti al peso del nuovo arrivato, in braccio per tante ore) e a trovare nuove energie, e sicuramente utilizzare le campane tibetane (efficaci sia come trattamenti individuali che come incontri di gruppo); questi antichi strumenti, infatti, grazie ai loro suoni armoniosi e alle vibrazioni molto profonde che emettono, sono in gradi di lavorare sul corpo sia dal punto di vista emotivo che da quello sensoriale e fisico, aiutando le neo-mamme a rilassarsi, rivitalizzarsi e ritrovare il proprio equilibrio.
Tra i benefici dei trattamenti con campane tibetane: una miglior qualità del sonno (e sappiamo quanto sia importante nei primi tempi riuscire a riposare bene in quei pochi minuti che i cuccioli ci lasciano per dormire!), sollievo in caso di mal di testa, affaticamento, disturbi digestivi e sbalzi di umore, drenaggio dei liquidi e delle tossine, cosa particolarmente indicata per problemi di ritenzione idrica e per rafforzare il sistema immunitario.campane-laura-3dic (1)

Perché è importante dedicare del tempo per se stessi in questo delicato momento della vita?

Dedicare tempo a se stessi è sempre importante, è un modo per ricaricare le batterie; da neo-mamme ancor di più perché abbiamo poche energie e dobbiamo prenderci cura di due vite, la nostra e quella del bambino, che nei primi mesi dipende in tutto e per tutto da noi. Le campane tibetane, in questo senso, sono un vero toccasana perché ci permettono in poco tempo (basta un’ora a settimana) di staccare, riposare e riequilibrare il nostro organismo.laura-campane-light3

Quando parte il tuo prossimo corso?

I massaggi e i trattamenti individuali si possono fare sempre, basta prenotare per tempo.

Per gli incontri di gruppo con le campane tibetane, invece, ci sono vari appuntamenti in programma:

E poi, per tutte le mamme che vogliono imparare a suonare da sole una campana tibetana per auto-trattamento, utilissima anche per rilassare i bambini prima della nanna, un corso di 4 ore, sabato 28 gennaio.

I Viaggi dei Rospi e la voglia di partire!

State programmando le vacanze? Fatevi ispirare dai Viaggi dei Rospi, blog di una famiglia molto dinamica!

Si chiama Alessandra, ha un marito, due piccoli rospetti e un blog che fa venire voglia di partire. Racconta le proprie avventure insieme alla sua famiglia descrivendo sia lunghi viaggi che mete “dietro l’angolo”. Viaggiare non significa solamente prendere un aereo e affrontare un fuso, ma lasciarsi alle spalle lo stress, la routine, la troppa apprensione e godere degli stimoli che si incontrano. Non è mai troppo presto iniziare a farlo con bambini piccoli, ci vuole coraggio, pazienza e la voglia di osare. Alessandra, sportiva e curiosa, ci racconta come vive il viaggio rivelandoci dei posticini da provare assolutamente.

trekking con i cani

Come hai scelto il nome del tuo blog “I Viaggi dei Rospi”?

Il soprannome Rospi è nato molto prima di aprire il blog. Infatti Rospo è il soprannome che ho “simpaticamente” affibbiato a Ruggiero (mio marito) ad una delle nostre prime discussioni da fidanzati. Da quel momento è stato un moltiplicarsi di ranocchie per casa e quando abbiamo deciso di iniziare a scrivere il blog, non c’è neppure stato bisogno di scegliere il nome!!

Cosa racconta il tuo blog?

I Viaggi dei Rospi è un contenitore che raccoglie la nostra vita a casa e in giro per il mondo: il nostro modo di essere, le passioni e la filosofia con cui vogliamo crescere i nostri figli. Abbiamo iniziato semplicemente raccontando le nostre avventure come coppia e negli anni ha seguito l’evoluzione della nostra famiglia.

Viaggiare è scoperta, rendersi conto che non esiste solo la nostra piccola prospettiva quotidiana.

Come racconti le tue avventure?

Attraverso lo storytelling. Con articoli, storie di viaggio, foto e video. Sul nostro blog raccontiamo di viaggi, gite o attività che abbiamo testato in prima persona. Non importa a quanti km di distanza. I Navigli in bicicletta, ad esempio, sono stati una meravigliosa scoperta a due passi dal portone da casa. Questo è l’impegno che abbiamo voluto prendere con i lettori che ci seguono giornalmente, descrivendo le emozioni che abbiamo provato in una determinata destinazione o impegnati in un trekking o gita in MTB. Accanto poi alla parte più emozionale, comprensiva anche di foto della famiglia al completo, inseriamo anche delle pillole pratico-informative per aiutare gli altri viaggiatori.

budapest con bimbi

Il tuo viaggio più bello

Ogni viaggio fatto insieme è unico. Straordinario. Quando partiamo – che sia dall’altra parte del mondo, che a pochi km da casa – cerchiamo di non avere aspettative e lasciare che sia la destinazione stessa a rivelarsi in tutto il suo splendore. Ci sono mete che sono più nelle nostre corde – e guarda caso sono proprio quelle in cui la natura la fa da padrone – come Australia, Finlandia e ovunque in montagna, e altre che ci hanno colpito per la loro straordinaria bellezza come ad esempio Budapest. Se “molliamo davvero gli ormeggi” e siamo pronti a stupirci anche delle piccole cose, non torneremo mai a casa delusi al 100% di un viaggio!

Dalla tua descrizione siete una famiglia molto avventurosa. Hai qualche consiglio per le mamme che hanno figli piccoli e devono ribaltare il loro concetto di vacanza?

L’allenamento è la chiave per iniziare a cimentarsi con questo tipo di attività: siano esse al mare, in montagna, in bicicletta. Come in ogni cosa, bisogna partire per gradi e dopo ogni avventura aggiungere una nuova sfida. Senza aver mai paura di sbagliare. I nostri bimbi non sono di cristallo, sono molto più resistenti di quanto immaginiamo, ma devono essere abituati. A camminare, a stare in bici o anche a compiere un lungo on the road in macchina. Mettetevi alla prova con brevi itinerari vicino a casa e ne vedrete delle belle!

Un consiglio: prendetevi i vostri tempi. Svegliarsi con calma, fare una ricca colazione tutti insieme e leggere un libro o giocare ancora con il pigiama, sono momenti d’oro che non mancano mai quando noi siamo in viaggio. Poi, una volta messi in moto non ci ferma nessuno… ma dobbiamo partire slow!

La vacanza ideale per la mamma bollita?

Io voto per l’appartamento! E’ una formula che abbiamo scoperto con l’arrivo di Leo (il nostro cagnone) e che abbiamo confermato successivamente con la nascita dei nostri bambini . Soluzione più spaziosa, nessun vincolo di orario e cucina autonoma. Come destinazione consiglio due angolini isolati in cui fare pace con la vita frenetica e bollita. Scorci di un’Italia, in cui la vita sembra essersi fermata a tempi lontani: in montagna sulle Alpi e in collina, poco distante dalle Cinque Terre.

volare in gravidanza

Baby Pit Stoppers: web app per neogenitori

BPS_copertina FB icona blu

Come nascono le grandi idee? Senti un bisogno, non trovi soluzioni esistenti e ti viene un’intuizione. Questa è la storia di Valeria Miccolis che ha avuto un’idea semplice, ma geniale, da condividere con tutte le mamme italiane: il progetto Baby Pit Stoppers.

ValeriaMiccolis_articolo

Vi siete mai trovate in difficoltà per scaldare le pappe e cambiare i bambini? Io una volta ho chiesto di allattare in un museo perché essendo orario di pranzo tutti i bar erano stracolmi e faceva freddo. Mi sono ritrovata su una sedia in mezzo al guardaroba…Ho anche cambiato svariati pannolini su sedie, panchine, tavoli in mancanza di luoghi adatti, non avevo alternative! Se tutto fosse più semplice perché qualcuno ci consiglia dove andare?

Baby Pit Stoppers è una web app che raccoglie e condivide informazioni sui locali che offrono almeno uno dei quattro servizi fondamentali per chi va in giro con un bimbo piccolo: la possibilità di allattare, scaldare un biberon, cambiare un pannolino, accedere facilmente con un passeggino.

Valeria il tuo progetto sta aiutando molte mamme a gestire le proprie uscite di casa con i bimbi piccoli. Qual è stato il momento in cui ha avuto la giusta intuizione?

Il mio Jack aveva ancora pochi mesi, con le mamme del corso pre-parto riprendevano gradualmente ad uscire e ci scoprivamo a guardare la nostra città Milano con occhi nuovi, quelli delle esigenze dei nostri piccoli. A volte rimanevamo deluse da locali che sembravano Family Friendly e avremmo voluto raccontare a tutti del bar insospettabilmente accogliente appena scoperto o del corner allattamento nell’ufficio pubblico più inaspettato. A metà 2015 ho deciso di buttare il cuore oltre l’ostacolo e creare la app che avrei voluto per me!

Cosa hai pensato quando ti sei resa conto che mancava proprio questo servizio per le mamme?

Eureka! Possibile che nessuno lo abbia ancora fatto? In realtà esistono moltissimi bei portali che propongono alle mamme tante iniziative interessanti e suggeriscono locali Family Friendly. Baby Pit Stoppers si distingue perché parte dal basso, dalle conoscenze che ogni mamma ha del suo quartiere e del suo territorio

L’app e la pagina Facebook  stanno avendo un grande successo fin dal lancio iniziale. Al momento quanti locali sono geolocalizzati sull’app?

Ben 1300, praticamente in ogni provincia d’Italia, crescono con una media di 200 al mese ed esponenzialmente. Se ogni mamma mappa i suoi baby pit stop preferiti e chiede di fare altrettanto ad altre 3 mamme il gioco è fatto! Stiamo anche coinvolgendo il settore sanitario: pediatri, ostetriche, neonatologi. Abbiamo avuto importanti riconoscimenti e sostegno da SIP, Sicupp, SIN, MAMI. La Leche League, la IBCLC, FAAM, e molte altre associazioni locali hanno caricato i baby pit stop delle loro reti su babypitstoppers.com in modo che le mamme possano trovarli, valutarli, recensirli, caricare foto aggiornate e eventualmente segnalare se qualcosa non rispetta le aspettative. Il centro di Baby Pit Stoppers è e resta la community di mamme.

Come si utilizza l’app?

Semplicissimo, basta collegarsi al sito babypitstoppers.com da smartphone, tablet o PC e scegliere uno dei due percorsi “cerca baby pit stop” o “aggiungi baby pit stop”! Nel primo caso potremo indicare quali servizi servono (luogo per allattare, cambiare il pannolino, scaldare un biberon o una pappa, accedere con passeggino) e raggio di km da dove ci troviamo o da un indirizzo prestabilito. Nel secondo caso ci verrà chiesta una rapidissima registrazione (semplice email o addirittura speed track via Facebook) per poi inserire nome del locale, indirizzo e servizi offerti. Sarà anche possibile, per noi molto prezioso, lasciare una recensione e caricare una foto degli spazi destinati al bebè e ai suoi accompagnatori.

Una mamma non darebbe mai informazioni sbagliate ad un’altra mamma!

If it ain't broke don't fix it. (1)Baby Pit Stopper è molto utile anche quando andiamo in vacanza con i bambini o per gli stranieri che vengono in Italia, è prevista una versione multilingua?

Abbiamo già oltrepassato il confine e abbiamo Baby Pit Stoppers mappati negli Stati Uniti, in Spagna, Francia, UK, Germania, Benelux, Repubblica Ceca, Svizzera, Slovenia e a Tokjo in Giappone. Ovunque c’è un Baby Pit Stopper, ci siamo tutti! #siamotuttibabypitstoppers!

Mi sembra un’applicazione utilissima per tutte le neomamme alle prese con i figli fuori casa. Bollite diamo una mano alle altre mamme mappando la nostra zona? Anche solo appendere la locandina nei posti che frequentate con i vostri bimbi sarebbe utilissimo!

Più siamo più ci aiutiamo e ricordatevi che “tutto fa brod…ino!”
Segui su facebook la pagina Baby Pit Stoppers e conosci Valeria in questo video! Non è stata assolutamente geniale?

Mirella Mariani e i suoi personaggi illustrati

Mirella MarianiHo conosciuto Mirella grazie a mammabollita, è bastata una sua mail per far nascere una forte intesa fra di noi. È illustratrice per vocazione e da quando ha figli disegna vignette molto veritiere (e bollite!) sull’essere mamma. Presto sulla pagina facebook di mammabollita vedrete alcune sue illustrazioni, ma non vi rivelo troppo!

Quando hai capito di voler diventare un’illustratrice?

Fin da piccola ho sempre saputo di voler disegnare, in fondo leggendo libri e fumetti sapevo che c’era chi disegnava per lavoro. Poi crescendo e frequentando scuole d’arte ho capito che poteva essere anche la mia strada.

Da chi hai tratto maggiore ispirazione?

Da bambina, probabilmente da libri, fumetti e anche dai cartoni animati giapponesi. Ora da tutto quello che mi capita di vivere, osservare e conoscere. Tra gli autori che amo di più spiccano Benjamin Chaud, Quentin Blake e Sara Not. Un grazie particolare a stefano turconi, che mi ha fatto riscoprire le matite colorate ed è un disegnatore di straordinaria generosità!

Cosa disegni con maggior soddisfazione?

Eh eh, chi mi conosce direbbe ‘ i gattini e le galline’.   In realtà, in generale, gli animali e i bambini.

Dove possiamo vedere i tuoi personaggi?

Come personaggi ‘fissi’, sono autrice (uh che parolone!!) di due libri sulle avventure della gattina Violetta: Una casa per Violetta e Violetta e l’uccellino.
Disegno poi per il GBaby della San Paolo le storie della gallina Camilla, scritte da Antonella Pandini. Per il resto, ho illustrato tanti libri, con personaggi diversi di volta in volta.

Per vedere tutti i lavori di Mirella Mariani visita il suo sito e il suo profilo su illustratori.it.

Il tuo libro illustrato preferito da consigliare a tutte le mamme bollite da mettere sotto l’albero?

“I cani non sono ballerine” illustrato dalla bravissima Sara Ogilvie. Lo amo pazzamente! Per un colpo di fortuna, proprio quando sono stata ad Edimburgo, casualmente mi sono imbattuta in una mostra dove esponevano gli originali del libro!!

Dedichi una tua vignetta a mammabollita?

Ma certo! Ti ricordi della nostra discussione? ‘La fanno sempre sulla porta di casa’… 😀

vignetta MireMari

cacca2

Fiera di essere una mamma sfigata

Si chiama Valentina e da quando è mamma ha aperto un blog dal nome insolito: mamma sfigata.

La prima domanda è forse scontata, perché hai scelto l’appellativo “sfigata” per farti conoscere in rete?

Ci sono un’infinità di motivi e non tutti sono negativi, anzi quasi nessuno a mio parere. Prima di tutto perché quando sono approdata in rete ho trovato le blogger divise in 3 principali categorie: le mammine, le mamme rock e le mamme green. Io non mi inserivo bene nè qui nè lì, sposavo un po’ tutte le cause senza essere un ultrà. Insomma, ero la solita sfigata quella che non rientra mai in un gruppo, sta sempre con tutti e con nessuno, capisci? Poi perché una volta i nerd li chiamavano sfigati o secchioni, i geek ancora non esistevano. Ecco io sto lì, all’incrocio dei pali. Non da ultimo perché sono un caso perso: dimentico tutto, ho sempre la testa tra le nuvole, e per questo me ne capitano di tutti i colori. Poi, però, mi piace riderci su :)

mamma sfigata
Hai aperto il tuo blog per condividere le tue avventure – sfighe quotidiane. Quanto è importante per una mamma, soprattutto quando nasce il primo figlio, raccontarsi?

In realtà con il primo figlio è stata più forte la voglia di scoprire e leggere le altre. Poi, però, ho capito che avevo anche molto da dire e che c’era una vasta zona grigia di donne come me che avevano voglia e bisogno di sentirsi comprese nei loro disagi quotidiano, nelle sfighe di tutti i giorni, ma sopratutto che avevano bisogno di una spalla su cui piangere o su cui ridere, invece che della lezioncina su come si fa questo e quello. E, a dirla tutta, quando sono rimasta incinta del secondo ho avuto problemi sul lavoro, ho chiuso una collaborazione logorante e mi sono ritrovata con un bel po’ di tempo libero da dedicare al blog!

Di cosa ti stai occupando ora?

Web editing, PR online e comunicazione integrata. Ho fatto il salto dalla carta stampata al web e il blog mi ha aperto un mondo nuovo e interessante.

Hai un modo di raccontare così bello, che le tue sfighe sembrano situazioni che ogni mamma vorrebbe vivere. Qual è stata la situazione più imbarazzante che hai vissuto da quando sei mamma?

Mah, sai che non saprei scegliere?  Potenzialmente tutte le volte che sono uscita da sola coi pargoli. Ho l’abitudine di fare cose stravaganti come portarli entrambi in piscina da sola, carica come un asino da soma, o fare la spesa infilandoli nel carrello o andare in libreria, salvo poi doverli rincorrere ovunque o sedare una rissa tra il Grande e l’espositore dei dinosauri o il Piccoletto e lo scaffale delle merendine. Di solito a uno dei due scappa la cacca…mamma sfigata

Che ne dici, mettiamo in contatto le nostre mamme sfigate-bollite e vediamo quanto sono FIGHE le mamme imperfette?

Ma certo! Come? Le facciamo incontrare su Facebook? Io e te, invece, ci vediamo al mammacheblog è una promessa (o una minaccia? ;))

A prestissimo Valentina!

Sfigate, bollite…alla fine il nostro scopo è quello di far sentire le mamme meno sole e accettarsi per come sono senza ambire a quella “perfezione” di cui tanto si parla. Ma poi queste mamme perfette esistono davvero? Mamma sfigata ha scritto una lettera indirizzata alla mamma perfetta che tutte dovrebbero leggere.

 

Idea Mamma e la sua creatività

Idea Mamma

SerenaSerena è una mamma blogger che cura il blog Idea Mamma, l’ho conosciuta a un evento in Expo e mi ha colpito molto la sua personalità creativa. Nel suo blog condivide idee creative, suggerimenti su viaggi a misura di bimbo, ricette sfiziose e tanti trucchi casalinghi. Assolutamente da seguire!

Ciao Serena, quando ti è venuta l’idea di aprire il tuo blog?

Quando sono rimasta incinta di Lorenzo, il mio secondo figlio, quindi circa 6 anni fa; piano piano ho iniziato a mettere da parte il materiale che mi poteva interessare tipo alcune ricette che avrei potuto trasformare in maniera creativa; poi quando sono rimasta a casa dal lavoro ho trasformato l’idea che avevo in qualcosa di concreto iniziando a comprare il dominio e a pianificare il sito su carta.

Mamma di due figli e un sito in continuo aggiornamento, è facile fare la mamma blogger?

Non c’è mai nulla di facile quando le cose si vogliono fare bene; il tempo a disposizione è sempre poco per una mamma, moglie e donna che si deve occupare di tutto, basta però organizzarsi la giornata in maniera da ritagliarsi i giusti tempi. C’è da dire che da quest’anno i bambini sono entrambi alle elementari quindi almeno l’orario di entrata e di uscita essendo lo stesso mi consente un unico viaggio. Un grande risparmio di tempo!

Ci racconti i tuoi laboratori e le tue autoproduzioni?

Ho delle collaborazioni con alcuni biblioteche del lodigiano che mi chiedono di realizzare letture e laboratori a tema. Contatto personalmente anche le aziende interessate a offrirmi il loro materiale per organizzare laboratori creativi per bambini. Le idee e i progetti nascondo quotidianamente anche se poi i contatti con le azienda vanno coltivati a lungo perché non si ottiene tutto sempre e subito, dietro ad ogni mia idea cerco sempre di nasconderci un fine, come ad esempio insegnare ai bambini il riciclo e avvicinarli all’ambiente, tema a cui tengo molto. Purtroppo con le autoproduzioni mi sono un pò fermata perché necessitano di molto tempo sia per la progettazione che per la creazione; per le tabs per lavastoviglie ho impiegato 1 settimana di lavoro (è tantissimo!).  Ti svelo un nuovo progetto presto mi butterò nella realizzazione delle bomboniere per la comunione quindi la sezione avrà nuovo materiale.

Scrivi anche articoli sponsorizzati?

Alcune volte vengo contattata da aziende che mi chiedono di provare alcuni loro prodotti e accetto volentieri; avviso sempre che il mio giudizio è personale quindi può piacermi o meno, posso ritenere l’oggetto utile come superfluo. Non ci trovo nulla di male nel provare dei prodotti da consigliare alle altre mamme, il mio motto è “vedere, toccare e provare prima di parlarne”.

Una bella iniziativa nei prossimi mesi da consigliare a tutte le mamme bollite!

Di eventi ce ne son sempre tanti e molto diversificati in base alle regioni, ma di sicuro per chi può è impossibile non andare ad Expo (io ci vivrei dentro). Nel mese di dicembre porterei i bambini in luoghi con atmosfera natalizia che non offrono solo mercatini, ma anche laboratori creativi a tema.

Quando la cucina si fa arte

Duomo scorcio dal davanti

Chiese, palazzi storici o architettura di fantasia: queste sono solo alcune delle creazioni realizzate in pasta frolla da Elisabetta Corneo. Le sue sono, senza dubbio, vere e proprie opere d’arte, frutto di creatività ed estro, oltre che delizie del palato, così perfette e minuziose nei dettagli da sembrare finte.

Elisabetta ha dato una svolta alla propria vita, unendo passione e competenza, con il cake design. Da architetto che è, oggi progetta edifici per poterli costruire non più in cemento armato ma in pasta frolla, fino a divenire Campionessa Nazionale di Pasticceria Artistica. Palazzo TiffanyUna passione, quella per i dolci, nata, quando era bambina. «Avrò avuto 13 anni quando mia madre mi propose di fare le classiche casette di pan di zenzero, utilizzando però la pasta frolla. Ricordo ancora la fatica di quel primo semplice tentativo. Da quel momento in poi, ho iniziato a creare modellini in pasta frolla, progettando e realizzando villaggi, ville, casette e chiese».

Sfruttando i suoi studi universitari di architettura, Elisabetta si è cimentata in vere e proprie progettazioni, addirittura di monumenti, come il Duomo di Milano e il grattacielo della Fifth Avenue di New York, sede di Tiffany, realizzata in ben 52 copie, inviate alla stampa italiana, per celebrare i 175 anni della prestigiosa azienda di gioielli.

Le creazioni di Elisabetta sono vere meraviglie, non solo belle da vedere, ma anche buone da mangiare, morbide e, soprattutto, commestibili. Creatività e gola la fanno da padrona, mentre la frolla diventa l’elemento architettonico con cui costruire dolcissimi – in tutti i sensi – progetti.

«Come le vere architetture» continua Elisabetta, «anche le mie creazioni in pasta frolla hanno bisogno di un’attenta progettazione. Prima di partire con la realizzazione bisogna avere il “cartamodello” di tutte le parti che la compongono. Dopo aver scelto il soggetto si decide quanto stilizzarlo e lo si ridisegna integralmente, su carta in modo da avere le sagome ritagliate di tutti i pezzi. Si arriva poi al risultato finale tramite la stesura della pasta, il taglio seguendo i modelli di carta preparati, la cottura e l’assemblaggio di tutti i pezzi tramite cioccolato fuso o pasta di zucchero».

Cerchi una baby sitter, colf o badante?

1044100_742235092538761_2340637714946056581_nHo letto proprio di recente una frase che mi ha fatto molto sorridere: «a volte trovare una babysitter è più difficile che concepire un bambino». Personalmente, non mi sono ancora trovata nella situazione di doverne cercare una, ma da quanto ne so la ricerca si fa spesso disperata. E non è un caso che, oltre al passaparola, ci si rivolga sempre più a società di consulenza addette a ricercare personale domestico qualificato e referenziato.

A questo proposito, abbiamo fatto due chiacchiere con Serena Corechà, titolare di Zero Zero Sitter, che gestisce insieme alla collega, nonché amica, Caterina.

Come nasce Zero Zero Sitter?
Questa società nasce nel 2011 a Milano, per poi raddoppiare nel 2014 con la succursale romana. Fonte di ispirazione è stata la mia stessa esperienza personale e familiare, in quanto nata in una famiglia con due sorelle minori, genitori impegnati e nonni non sempre reperibili. Proprio così è nata l’idea, con lo scopo di aiutare le famiglie in difficoltà nella ricerca di personale referenziato: dalle puericultrici alle tate, dalle badanti a figure professionali, quali governanti, cameriere, fino ad operatori socio sanitari e infermiere.

Come avvengono le vostre selezioni?
Le selezioni prevedono sempre un’attenta scrematura dei curricula che ci pervengono, a cui segue un primo colloquio conoscitivo e un controllo meticoloso delle referenze. Le collaboratrici, di cui ci avvaliamo, vantano un’esperienza pregressa pluriennale di tutto rispetto.

Su cosa puntate?
In primis, sulla competenza del nostro personale. Poi, senza dubbio, cerchiamo di essere rapidi nel proporre le candidature alle famiglie, a cui garantiamo sempre una sostituzione entro sei mesi del personale prescelto, qualora non ci si trovasse più bene, cosa che capita raramente, in quanto cerchiamo di fiutare con molta attenzione le nostre candidate.

Ad oggi come siete sviluppati?
Con orgoglio posso dire di aver aiutato centinaia di famiglie e che nel nostro data base ci siano più di 1000 candidate. Ci siamo affermate come Family Planner a tutti gli effetti. Selezioniamo e ricerchiamo personale su Milano e Roma, ma a volte ci capita di gestire anche richieste in altre città d’Italia o, addirittura, all’estero. Insomma, siamo in continua evoluzione.

Qual è il servizio più richiesto?
Quello più gettonato resta il babysitting, preferibilmente non madrelingua italiana, per fare in modo che i bambini crescano conoscendo una lingua straniera (inglese, spagnolo e russo tra le più richieste). Seguono le colf e le badanti per gli anziani. Spesso il servizio di collaboratrice domestica viene “incluso” con il lavoro di baby sitter o badante.

Come deve essere, secondo te, la tua tata ideale?
Prima di tutto deve vantare un’esperienza pregressa e deve essere in possesso di referenze ben controllabili. In particolare, nel caso specifico delle baby sitter, dovrebbero avere un’esperienza pregressa nella formazione infantile, per poi diventare un punto di riferimento valido per tutta la famiglia, a partire dai più piccini.

Parola magica: creatività

Diventare mamma ti può catapultare in molti casi, in un’altra dimensione, basta solo un po’ di fantasia e sicuramente l’aiuto di una piccola parola magica: creatività! Ed ecco aprirsi le porte del network delle mamme tuttofare, idee, manualità e soprattutto passione, è questo il vero segreto di questo circolo vizioso e nel nostro caso è questo il punto di forza delle Amiche Creative, gruppo di mamme creative che oggi conosceremo un po’ meglio. Si occupano di idee regalo handmade come bijoux, amigurumi, portachiavi e tutto ciò che si può creare con stoffe, gomitoli e tanto altro.

20120506_121154Abbiamo intervistato Mara che insieme a Susanna ha avuto l’idea di unire diverse teste e molte mani in occasione di un mercatino di Natale. Le loro mamme Giovanna e Cristina hanno contribuito alla crescita della loro passione, un aiuto importante viene dato da Arianna e infine completa il gruppo Angela (Angie) che ha aggiunto alle loro idee la magia del punto croce.

Come nasce la tua passione per la creatività?
Mia nonna era una sarta DOC, sapeva fare qualsiasi cosa tombolo, chiacchierino, pizzi, ricami, vestiti, per cui le mie zie e mia mamma (Gio) hanno imparato da lei e io da loro.
Quando è arrivato facebook abbiamo deciso di “riunirci” come Amiche Creative, così per scherzo e ora siamo in più di 22 mila! Sulla pagina condividiamo creazioni e tutorial sia nostre che dal web con la loro fonte e nella realtà facciamo mercatini per hobbisti, corsi per chi vuole imparare e creazioni su ordinazione per lo più. Qualcuna di noi ha preso altri hobby e passioni nel tempo ma io e Gio rimaniamo le irriducibili! E anche Angie non scherza!

Quando hai deciso che questa tua passione sarebbe potuta diventare mestiere?
Più che mestiere è una passione sfrenata, mi è impossibile rimanere con le mani in mano adoro il pannolenci, il materiale creativo che può trasformarsi e diventare qualcosa di unico, adoro “uncinettare” è una valvola di sfogo mi rilassa e se non creo per un po’, ri-bollo! Potrei paragonarlo a un surrogato del cioccolato. Amo le richieste strane delle amiche e delle clienti anche se mi tengono sveglia la notte per la progettazione!

Siete mamme e amiche creative con ruoli ben distinti. Vi separa la distanza: come riuscite ad organizzarvi con il lavoro?
Io e mia mamma siamo abbastanza complementari, anche se lei è molto più brava di me, Angie è un po’ distante effettivamente ma ci sentiamo e vediamo spesso Milano Piacenza si può ancora gestire.

Come riesci a conciliare la tua passione con il tuo mestiere di mamma?
20141209_170515Come tutte le mamme bollite, solo che io sono una mamma creativa bollita e appena lui dorme al posto di altre cose sono li che rifinisco, cucio e taglio! L’unico problema sono forbici, aghi e i cotoni in giro, Michael ha quasi 15 mesi ora, corre e arriva dappertutto con le mani quindi è un po’ più complicato sospendere i lavori per pochi minuti per poi riprenderli. A volte lo sorprendiamo a volerci “aiutare” sarà indubbiamente un creativo!!

In tutto questo gran da fare, non potranno sfuggirti delle bolliture: raccontaci quella per te più esilarante.
Difficile trovarne una sola.. dalla signora al mercatino che ci dice “questo lo so fare anche io” e davanti a te conta i punti del portacellulare all’uncinetto, a Michael che rovescia una scatola di perline e bottoni e parte una gara a chi li raccoglie prima che se li mangi! O l’ultima fresca di questa settimana è stata mettersi al tavolo ritagliare tutte le lettere di un nome in pannolenci ricamare e cucire tutto per bene imbottirle e unirle e dopo parecchie ore lavoro accorgersi di aver cucito la N di Nicolò al contrario e doverne rifare mezzo “fa e disfa l’è tutt un laurà” diceva la nonna!
Bollite e creative nel dna!

Trovate molte altre foto e idee sulla loro pagina facebook Amiche Creative.

Copio e incollo dalla loro pagina … La creatività: Non si tratta tanto di pensare di più, quanto di pensare diversamente. (Autore: Jean Marie Domenach)

 

Pagina 1 di 212

Ultimi articoli