In Expo con i figli

Expo: non si poteva fare scelta peggiore che ridursi all’ultimo. Eppure, anche questa volta, è andata proprio così. Sono andata in Expo per alcuni eventi e ogni volta mi dicevo (quando la coda massima non prioritaria in Giappone era di un’ora) che avrei aspettato di ritornarci per vedere “con calma” i padiglioni più belli. Maggio era maggio, giugno era ancora pieno di scuole, luglio era troppo caldo, agosto vacanza, settembre risucchio di inizio anno ed è rimasto ottobre. Rinunciare? Mai! A me Expo è piaciuto per il forte impatto visivo, la varietà di installazioni, la creatività proveniente da ogni parte del mondo quindi non volevo perderlo e così l’ho affrontato. Con i figli.

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Cosa succede alla mamma bollita in Expo?

Vogliamo vederli o no i padiglioni? Portiamoci il passeggino!

La coda, ho capito dopo poco, la devi fare comunque perché il tuo diritto di stare lì è uguale a quello degli over 70 che sono tantissimi. Adotto la tattica di stare in fila con il passeggino mentre il papà, appena fuori dalla coda, li intrattiene e li fa giocare. La voce però tuona dall’alto “state in fila! Se uscite rischiate il linciaggio!”. Rassicurante.

L’urgenza del bagno

Dopo quel tempo interminabile in cui ti sei inventata di tutto per tenere i figli in fila e hai giocato tutte le cartucce della giornata, arrivi a un passo dalla meta e senti quella vocina (fino a quel momento aveva risposto “No” alle tue richieste) che dice “Mi scappa la pipììììììì”. “Puoi aspettare che cerchiamo un bagno dentro?”, “No, mi scappa fortissimo”. A Expo non è che si può proprio fare la pipì dietro l’albero, tutto è molto curato, ci sono persone che si siedono sul prato, devi necessariamente cercare i bagni. Quelli senza fila sono sempre al secondo piano. Torni sudata e con un enorme sorriso ti fai riconoscere da quelli dietro di te dicendo “I bambini…” e così, senza linciaggio, ti meriti l’entrata nel padiglione.

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Il Children Park

Vogliamo perderci questa perla citata da tutti quelli che scrivono di bambini in Expo?

Attività belle e varie, ma dovrebbero avvisare quello che aspetta a un genitore con bambini troppo piccoli. Mi hanno detto che con una bimba di due anni “bisognava aiutarla a capire le attività”. Aiutarla a capire? Ditemi di metterle un poncho addosso così non la devo inseguire sotto i getti dell’acqua mentre scappa rovesciandosi addosso tutto il contenuto dell’imbuto!

Il Decumano

Non c’è un senso di marcia, ci sono flussi di persone compatte che si muovono e non le sposta di certo la vista di un passeggino. “Permesso, mi scusi, attenzione ci sono i bambini….” tutto inutile, bisogna essere abili a occupare ogni spazio utile per procedere. Se poi bisogna andare dalla parte opposta, si tira fuori direttamente l’ariete. Proprio sul viale più affollato della terra si stava per consumare la tragedia delle tragedie: la perdita del ciuccio. Mi dico sempre che è ora di toglierlo, ma di certo non in Expo, non quando ho una stanchezza esagerata e piedi come zampogne. Cerchiamo il ciuccio dappertutto e alla fine prendo la decisione più azzardata di tutta la giornata “torno indietro a cercarlo” (non potevo portarne uno di scorta?). Mi odio per essere in quella situazione, ma inizio a correre e succede l’incredibile. LO TROVO. Io nel Decumano ho trovato il ciuccio. Tutta la giornata poi è stata in discesa!

L’albero della vita

Quanto tempo prima bisogna andare in fondo al Cardo per aggiudicarsi le prime file? Eravamo così compressi che le fontane basse non si vedevano neanche, ma per fortuna è enorme, c’è musica, le luci incantano e a nessuno è scappata la pipì.

Che dire, è stato un azzardo, una faticaccia, un #maipiùinexpoconifigli, però ci siamo divertiti e loro in qualche ricordo troveranno dei pezzi di questa esperienza. Non tanto la duenne ancora da strizzare da quanto si è bagnata.

Ah dimenticavo, abbiamo dovuto affrontare le prime ore con dei cagnolini infilati nelle scarpe. Inutile dire che era la prima volta che mia figlia aveva questa “pretesa” e poi non l’ha più avuta.

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