Inedite commistioni familiari fra laguna e orecchiette

Si chiama Alessandra Aiello e ha un modo di raccontare le sue avventure da mamma in maniera originale e unica. Non è la solita neomamma che si improvvisa blogger o scrittrice sbrodolando addosso al lettore tutte le proprie ansie. Alessandra ha una capacità descrittiva fenomenale e riesce a raccontare situazioni semplici e quotidiane con un’ironia spiazzante.
Il suo libro “Inedite commistioni familiari fra laguna e orecchiette” è divertentissimo e non vorresti mai arrivare all’ultima pagina.

Io mi sono ritrovata con lei a correre nelle calli, bere spritz, cucinare polipi, sul vaporetto pressata dai turisti, al ristorante vestita da gipsy e al cinema seduta sulle scale. Mi sono immedesimata in quella vita veneziana a tal punto da voler sapere quello che le sta capitando ora, con due figli, con una bambina piccola e con gli impegni moltiplicati.

L’intervista ad Alessandra rivela le sue capacità descrittive, esilaranti e mai banali.

Laguna e orecchiette. Come vive una pugliese tra turisti, vaporetti e spritz?

Alessandra AielloUn pugliese, ovunque vada, si riconosce sempre. Si evolve, si integra, si avviluppa in temerari tentativi di omologazione ma la sua intensità emotiva non tarda mai ad emergere. Noi pugliesi cogliamo sempre l’occasione per ricordarci e ricordare agli altri la nostra provenienza. Che sia in corsa verso l’ultimo vaporetto, nel bel mezzo di un brindisi in un bacaro veneziano o in coda alle Poste Centrali a Rialto, un po’ cima di rapa prima o poi affiora: magari mascherata da accento che si impenna, da gestualità che si imbizzarrisce, da una parola dialettale che rotola via, proprio come un’orecchietta dal piatto. E la laguna, in questo senso, è da sempre palcoscenico privilegiato nonché accogliente padrona di casa per le tonalità emotive pugliesi. L’importante è non chiedere mai un analcolico al bar né fare apprezzamenti sul fatto che manchino i tarallini come accompagnamento agli aperitivi.

Le più grandi differenze tra la mamma del nord e del sud

In base alla mia esperienza, il grado di cottura delle mamme italiane è come la catena appenninica: è trasversale e, comunque, costituisce la spina dorsale del paese. La peculiarità in alcune mamme del nord risiede, piuttosto, in un’aura pedagogica più evidente.
Al parco, ad esempio, non è difficile risalire alla connotazione geografica della mamma che deve salvare il figlio da una caduta dallo scivolo: << Nicola scendi ‘che se ti fai male prendi mazzate da sopra>>.
Altrettanto semplice è indovinare quella che <<Alvise, amore della mamma, se giochi in quel modo sullo scivolo potresti cadere, farti male e forse dovremo anche correre in ospedale. Rischieremmo di non andare in montagna la prossima settimana e anche di mancare alla festa della Babi. E tu vuoi andare alla festa della Babi, vero?>> . Anche la provenienza geografica dei bambini in pericolo sarà altrettanto evidente: a metà monologo, Alvise verrà giù tramortito da un improvviso colpo di sonno e correrà a sdraiarsi sulla prima panchina mentre Nicola perderà l’udito a seguito delle urla della madre, la guarderà sbracciarsi in preda a gestualità esasperate e deciderà di trascorrere il resto della sua vita nell’eremo dello scivolo.
Talvolta, comunque, accade che la mamma veneziana si produca in una superba capacità di sintesi che genera risultati immediati: <<come che te go fato te desfo>>.
Ai Giardini Savorgnan, a due passi dal ponte delle Guglie, è possibile assistere quotidianamente a queste virtuose azioni di salvataggio di figli da parte di mamme bollite che misurano le loro azioni educative sull’incisività delle loro parole o, talvolta, sugli incisivi rimasti a bordo parco-giochi.

Quando hai deciso di scrivere il libro? Ne seguiranno altri?

Alessandra AielloQuesto libro è di chiara ispirazione autobiografica, infatti racconta di una brindisina che si è trasferita a Venezia per lavoro e che rimane irretita dalla laguna non solo a livello professionale. Il racconto, presentato in un’alternanza di voci narranti, da al lettore la possibilità di guardare Venezia dal punto di vista delle mamme lavoratrici che si barcamenano nella complessità della gestione familiare e professionale ma anche dei bambini che la vivono con la leggerezza della loro età.
Nel contesto lagunare si affronta una battaglia furiosa con la quotidianità a colpi di corse per le calli, impegni dimenticati, mariti che fanno saltare i nervi e bambini che si perdono per poi ritrovarsi: in questa prospettiva, l’identità salentina di chi scrive non pare scalfirsi minimamente.
Quanto ho finito di scrivere “Inedite commistioni” ero incinta della mia seconda figlia, Isabella, che non compare nei racconti né in copertina.
Avverto, pertanto, l’esigenza di ristabilire gli equilibri familiari con la pubblicazione di un secondo libro e, da una prima valutazione del carattere della piccola, nutro l’intima certezza che non mancherà di fornirmi preziosi spunti.

Se usassi lo stile del tuo libro come definiresti una mamma bollita?

Definirei le mamme bollite come autentiche equilibriste della quotidianità. Sono coloro che affrontano con spirito guerriero festine di compleanno, febbri esantematiche, scioperi dei mezzi pubblici e recupero di materiali impossibili per i lavoretti scolastici. Non si nascondono dietro alcuna cortina di perfezione ma, al massimo, dentro un bacaretto per lo spriz con le amiche per riderne insieme.
Nello specifico, si segnala la mamma veneziana (o ivi trasferita) che si avvicina parecchio al punto massimo di ebollizione in ragione delle altissime temperature che può raggiungere nel trascinarsi la carrozzina su e giù per i ponti. La mamma bollita veneziana non corre  mai il rischio di far cascare il proprio figlio in canale mentre sorseggia prosecco con le amiche. Quasi mai. E comunque non lo saprà mai nessuno in giro, eccezion fatta per quel signore gentile che l’ha avvisata che suo figlio era evaso dal passeggino per tuffarsi, per il tipo del bar che, per farla riprendere, le ha offerto della vodka e per quel capannello di persone che si è formato a chiedere spiegazioni di tutto quel trambusto.

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