Inserimento scolastico ti temo!

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Per molti genitori settembre e, per qualcuno, anche ottobre è proprio un mese nero, nel vero senso della parola. Tutta colpa dell’inserimento scolastico, in scuole materne e nidi, troppo troppo lungo. Quest’anno la polemica si è innescata per giorni e giorni su giornali e social, ma non è certo la prima volta.

Si parla di tempi che vanno dalle due fino addirittura alle cinque settimane di inserimento, prima di arrivare finalmente all’orario scolastico completo. Per molti genitori l’inserimento, specie se così lungo, è vissuto quasi come una tortura. Anche la mammabollita ne accusa il colpo: ” in fondo, mio figlio ha già fatto il nido”, si chiede tra sé e sé. Per carità, in cuor suo comprende l’importanza della gradualità, specialmente al nido, ma alla scuola materna una settimana sarebbe più che sufficiente. E non è tutto. Le viene detto dall’insegnante che ci vuole gradualità, perché suo figlio possa ambientarsi e imparare le nuove regole. “Ma come può un bambino ambientarsi, se al decimo giorno di inserimento sta a scuola solo due ore? Ambientarsi non significa far proprio un ambiente? Ma se ci sta solo due ore, come riuscirà nel fantomatico intento?” La mammabollita non si dà pace e per lei la situazione raggiunge livelli al limite del paradosso.

La mammabollita ha magari un lavoro, saltuario, ma comunque sempre lavoro è. È costretta a prendersi settimane per inserire il figlio, che poi si riuscirà ad ambientarsi senza grossi traumi, ma con una madre disoccupata. Se poi la mammabollita è una lavoratrice dipendente, non godrà certo di permessi, ma sarà costretta ad attingere alle ferie. E così con un occhio sempre alle lancette dell’orologio, vive con un certo stress la questione.

La ciliegina sulla torta arriva quando, dopo essersi sorbita l’interminabile inserimento ed essersi per un attimo illusa di poter riprendere in mano la sua vita, si ritrova il figlio già a casa con la prima influenza di stagione, che naturalmente contagerà poi il figlio più piccolo. Allora, la mammabollita, che magari non gode degli aiuti dei nonni, né tanto meno può permettersi una baby sitter, da bollita si trasforma in “acrobata”, alle prese com’è tra lavoro – magari precario – casa e figli, che suo malgrado l’influenza trasforma in piccoli impicci.

 

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