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Halloween: l’incubo della zucca

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Già, perché alla fine succede sempre così! Quando eravamo piccole noi, si sentiva parlare di Halloween solo nei film, dove era solito vedere scene di bambini con costumi macabri, andare in giro di casa in casa a chiedere “dolcetto o scherzetto” e chissà quante volte ci siamo dette “lo voglio fare anche io” solo per il gusto e l’adrenalina a fine serata di far la conta di quante caramelle si era riuscite a guadagnare.

È una festa che ha origini diverse, ma sembra risalire al periodo in cui Francia, Inghilterra, Irlanda, Scozia e (attenzione attenzione) Italia Centro Settentrionale, facevano parte della cultura celtica che associava al 31 di ottobre, la fine dell’estate. Insomma, sunto dei sunti, a partire da metà Ottocento, Halloween è divenuta una delle principali festività statutinitensi; si narra che in quella notte i defunti dell’anno cerchino un corpo da possedere tra i vivi e che i vivi a loro volta, indossando costumi macabri e terrificanti, li spaventino sfuggendo così al triste destino. Col passare degli anni, ma soprattutto per un fattore strettamente consumistico, Halloween sta prendendo ormai piede anche in molti altri paesi del mondo e volenti o nolenti ce la ritroviamo anche noi qui in Italia.

La mammabollita si distingue in 2 categorie: le bambine cresciute con quella voglia di “dolcetto o scherzetto” e che solitamente hanno figli o troppo piccoli o completamente disinteressati all’argomento, e le altre mamme a cui invece poco tocca la parola “Halloween” e le cui dolci creature, non solo chiedono il costume, ma vogliono essere anche accompagnati a feste a tema.

Giusto per la cronaca, io faccio parte delle prime!

In alcuni quartieri di Milano e maggiormente nell’hinterland milanese (in realtà accade un po’ ovunque in Italia), durante la sera del 31 di ottobre, succede che masse di bambini scalpitanti e adrenalinici, invadano i palazzi in ricerca di qualcosa da mettere nel loro colorato sacchettino e la mammabollita pro Halloween attende esaltata che il campanello della sua porta suoni, perché anche rispondere al “Dolcetto o Scherzetto” è davvero molto eccitante per lei. La mammabollita “NO” Halloween non solo fa finta di non essere in casa, ma sta ben attenta a spegnere le luci e a ridurre rumori e suoni, e sbirciando sistematicamente dall’occhiello della porta, riprende a respirare solo quando finalmente vede i piccoli zombie correre lontano dal suo pianerottolo.

Quella che però rimane poco chiara è l’organizzazione della spedizione. Da dove partono i mostriciattoli e dove poi finiscano la serata fa parte dell’ignoto o forse, peggio ancora è un mistero legato alla notte di Halloween. Sta di fatto che le povere mammebollite devono ricordarsi in tempo, e tra le solite mille cose da fare, di chiedere a qualcuno, com’è strutturata la serata del 31 di ottobre. Domandano ai bar del quartiere, leggono le locandine affisse alle vetrine dei negozi e naturalmente chiedono alle altre mamme davanti a scuola ed ecco che però arriva quella risposta: “ah non lo so, e non mi interessa, non è una festa che ci appartiene!”. Certo, come dar loro torto? La mammabollita sa in cuor suo che è vero e che qui in Italia non ci sarà mai la cultura di Halloween come la vorrebbe vivere lei, ma ormai ha tutto pronto, o quasi: costume per il figlio, addobbi, pentolone con dolcetti e comunque quella terribile voglia di festeggiare ed è rimasto troppo poco tempo per organizzarsi diversamente. Quindi cosa farò la notte di Halloween?

La mammabollita si fa prendere dal panico, ma è una situazione che dura solo pochi istanti. Poi riprende a respirare profondamente e si ricorda che nel pomeriggio ha una riunione a scuola, il giorno dopo una festa di compleanno e “Cavolo! Dovevo chiamare il pediatra!”. Bene, ecco come rimandare il problema ancora di qualche giorno; l’unica sua certezza e consolazione? Sa che aprirà la porta e risponderà “DOLCETTO” e attenderà con trepidazione il prossimo Halloween, promettendo a se stessa di non arrivare impreparata, proprio così come si era detta l’anno prima.

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